Servizi Cultura e spettacolo

Tocheton, per la Soprintendenza ci dirà molto

La storia del Tocheton, da 120 anni il pezzo del "Paron de casa" grande 3 metri cubi, come importante testimonianza materiale.

La Soprintendenza lo vuole studiare perchè lo ritiene un pezzo di valore storico in grado di rivelare sorprese sul medioevo veneziano e ha emesso anche un atto di riconoscimento. Stiamo parlando del Tocheton del campanile di San Marco.

Emanuela Carpani, soprintendente archeologia, belle arti e paesaggio Venezia

“È interessantissimo per le informazioni che ci può dare, attraverso l’analisi dei materiali del mattone e soprattutto delle malte. Si potrebbe cercare di datare i mattoni per avere conferma che probabilmente sono di re-impiego, e potrebbero venire da siti di dismissione usati come cave di materiali.

E invece sulle malte, queste sono veramente datanti perché le malte non possono essere reimpiegate. Ci possono dare la datazione della realizzazione di questa muratura”.

L’atto di riconoscimento della soprintendenza ai beni storici è stato ufficializzato durante una serata musicale nel giardino di Palazzo Berlendis che sorge nel sestiere di Dorsoduro. Un tempo appartenuto a Salvatore Arbib, un collezionista di opere d’arte e ora passato di proprietà.

Custodisce da 120 anni il pezzo del “Paron de casa”, grande 3 metri cubi, e dove vi è rimasto anche perché è impossibile da spostare a meno che non si abbatta qualche muro.

Di reperti di valore con cui era stato costruito il campanile ce ne sono molti, e i più preziosi sono stati conservati. Ma questo cimelio, che ha reso famoso da alcuni mesi Vittorio Baroni, coordinatore della celebrazione del 120esimo anniversario del crollo del campanile di San Marco, avrà un ruolo speciale. Ce lo spiega la soprintendente Emanuela Carpani.

“Come importante testimonianza materiale avente valore di culturalità sia storica che identitaria, per il fatto che probabilmente è uno dei pezzi più grandi che rimane del crollo del campanile”.

La storia del Tocheton

La costruzione del campanile, in origine un faro, iniziò nel IX secolo durante il dogado di Pietro Tribuno, su fondazione di origini romane.

In quell’epoca gli edifici venivano costruiti con materiali avanzati da demolizione o abbandonati, o rastrellati dai veneziani lungo le coste del Mediterraneo. Il Tocheton imprigiona proprio uno dei reperti trafugati.

“Questo pezzo è stato accertato che è un capitello bizantino, perché i veneziani andavano in giro per l’Adriatico a raccogliere questi pezzi per fare massa. E il campanile piano piano, in 10 dogi è venuto su”.

Il fatto che il cubo si sia mantenuto di questa notevole dimensione, fa pensare che si sia trovato in basso e dunque sia stato costruito con materiali ancora più antichi.

“Il fatto che si sia conservato così grosso ci fa pensare che non fosse molto in quota, ma che fosse nella parte più bassa. Quindi probabilmente nella fase possibilmente più antica della realizzazione del campanile”.

Infine, ha anche un valore civico. Perché è l’esempio della generosità dei veneziani, che hanno contribuito a ricostruire il campanile acquistando i pezzi del campanile precedente.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Pulsante per tornare all'inizio
Chiudi

Disattiva AdBlock per sostenerci

Televenezia ogni giorno mette a disposizione informazioni e contenuti gratuiti. La libertà d'informazione deve essere sostenuta e Televenezia lo fa anche grazie ai banner pubblicitari. Sostienici e disattiva AdBlock