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L’evoluzione della cucina italiana dalla 500 a oggi

La cucina italiana attraversa settant'anni di trasformazioni, dalla fame al benessere, dalla mobilità alla contaminazione regionale, fino alla candidatura come Patrimonio immateriale dell'UNESCO

È stata la 500 ad avviare la prima trasformazione nel rapporto tra gli italiani e la cucina. Ossia, è grazie alla diffusione di auto e moto che le trattorie hanno debuttato nelle famiglie, diventando antesignane di pizzerie, ristoranti, fast food e mense.

Le parole chiave della cucina italiana e veneta

“Mobilità”, però, non è l’unica parola che racconta gli ultimi 70 anni della cucina italiana e veneta. Ce ne sono altre e lo abbiamo chiesto al professor Danilo Gasparini, ordinario di storia dell’agricoltura e storia dell’alimentazione all’Università di Padova.

È stato chiamato come relatore ad un convegno promosso dal Coordinamento delle Delegazioni venete dell’Accademia Italiana della iucina, in occasione dei 70 anni della nascita dell’associazione culturale: “Le parole che mi vengono in mente in relazione agli anni 50, quando l’Accademia venne fondata, sono: fame, perchè si usciva da un periodo bellico; povertà ma anche voglia di riscatto. Negli anni 60 possiamo tranquillamente mettere dentro il miracolo economico, in quanto finalmente siamo ricchi di sviluppo; abbondanza, perchè anche le classi popolari iniziano ad avere le tavole imbandite e poi la mobilità.”

Un mix culturale tutto all’italiana

“Un’altra cosa che mi viene in mente, a cavallo tra il 60 e il 70, è il mescolamento della popolazione delle regioni in Italia. Milioni di persone vengono al Nord, altrettante migliaia di persone vanno all’estero quindi c’è una sorta di grande e benefica contaminazione tra le cucine del Nord e del Sud.”

La contaminazione farà la parte del leone anche nel futuro, secondo il professor Gasparini, assieme alla predisposizione all’apertura. Ci riserverà sicuramente novità gastronomiche, ma ciò che più conterà sarà la salute. Conclude Gasparini: “Bisogna che a tavola stiamo bene, sia quando si arriva, sia quando ci si alza.”

La collaborazione di Ca’ Foscari con l’Accademia italiana della cucina

Il mondo gastronomico è sapori, cultura ma anche marketing. Lo ha scoperto anche Ca’ Foscari, avviando corsi, in collaborazione con la delegazione veneziana dell’Accademia.

Franco Zorzet, Coordinatore territoriale Veneto, Accademia italiana della Cucina, spiega: “Ca’ Foscari si è mossa con la cattedra di marketing per studiare la ristorazione. Gli studenti del terzo o quarto anno di Università sono andati in giro per i nostri ristoranti a studiare e a valutare.”

Le motivazioni per candidare la cucina italiana come Patrimonio immateriale dell’UNESCO

Abbiamo approfittato della presenza al Convegno del Segretario Generale dell’Accademia per conoscere le motivazioni che l’Associazione ha fornito al Governo Meloni per candidare la cucina italiana Patrimonio immateriale dell’UNESCO.

Così ha risposto Roberto Ariani: “Il sapere di saper preparare queste ricette, di saper economizzare, perchè le nostre nonne economizzavano quando facevano la spesa. C’è, quindi, un consumo consapevole che ben si sposa con quelle che sono oggi le cose più importanti ossia il risparmio, la non dispersione delle risorse. Quindi, è veramente importante portare avanti il discorso della cucina italiana in questa impostazione che l’Accademia italiana della Cucina ha proposto per essere Patrimonio immateriale dell’UNESCO.”

GUARDA ANCHE: Il trionfo dell’enogastronomia veneta al Vinitaly

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