La Voce della Città Metropolitana

Giorgio Arcara: la psicologia in prima linea contro il Covid

Giorgio Arcara, psicologo e ricercatore del San Camillo, ideatore di un progetto sul supporto psicologico al personale sanitario coinvolto nella lotta al Covid

Ospite a La Voce della Città Metropolitana lo psicologo e ricercatore Giorgio Arcara dell’Ospedale San Camillo. Ha scelto di dedicarsi ad un progetto di assistenza psicologica del personale sanitario coinvolto in prima linea nella lotta al Covid.

Quando ha pensato a questo progetto?

“Questo progetto è nato come idea più o meno durante la fase dell’emergenza Covid, in seguito ci sono state serie difficoltà organizzative. Nel frattempo è cambiato il target, perché ci siamo accorti che non c’era la necessità solo nel momento dell’emergenza, ma anche dopo.

Si pensa che i problemi siano finiti, quando invece è presente tutto uno strascico di stress del personale sanitario. Per questo si è deciso di rivolgere l’attenzione a questo tipo di necessità, talvolta non così evidente, ma molto importante.”

Ci sono molte ricerche sanitarie colme di dati sui manicomi che si sono affollati dopo la fine dei due conflitti mondiali. Le vicende catastrofiche che hanno sconvolto la vita dell’epoca hanno avuto anche ripercussioni sulle psiche delle persone. All’epoca non c’era la conoscenza, oggi per fortuna sì” ha detto Giorgio Arcara.

Finora quanti si sono rivolti a voi?

“Il servizio è partito di recente e ci sono state subito le prime richieste e le prime curiosità. Stiamo riscontrando ancora qualche difficoltà a livello organizzativo, legato soprattutto alla pressione che subisce il personale sanitario, che difficilmente trova il tempo per poter usufruire del servizio.

Talvolta il problema è anche che le persone non vogliono continuare a parlare del proprio stress, desiderano staccare. Questo da un lato è utile, ma dall’altro non favorisce il superamento di certe problematiche.”

In questo momento le terapie intensive sono vuote, da qualche giorno non si registrano più morti da Covid, c’è qualche dato che preoccupa sui contagi.

A questo livello il personale sanitario è abbastanza libero.

“Sì, sicuramente è un periodo molto diverso da quello vissuto lo scorso anno. Non è sotto pressione, se immaginiamo la pressione come la quantità di ore lavorative legate nello specifico al Covid, però ci sono molti problemi, in un certo senso nascosti, legati al Covid, come ad esempio la continua necessità di riorganizzarsi, in aggiornamento con le regole, le leggi e la gestione stessa degli ospedali, e tutto questo genera piccoli stress che si aggiungono e che seguono il grande stress legato al periodo di emergenza sanitaria. ha detto Giorgio Arcara”

Ora è necessario recuperare tutto il tempo perduto e gli esami preventivi che erano stati posticipati

“Sicuramente ora c’è un tipo diverso di pressione. Sono tante le richieste di chi prima non poteva accedere all’ospedale a causa del Covid. Tutto l’aspetto organizzativo e gestionale ha sofferto.”

È un’esperienza del tutto nuova per gli psicologi: quali sono le caratteristiche dei danni causati dal Covid?

“Bisogna distinguere due aspetti: le conseguenze dirette e indirette. Ciò che la malattia in sé può causare, legato in particolare a disturbi neurologici, come conseguenze di danni fisiopatologici della malattia. Ciò che porta esistenza stessa del Covid e della pandemia, gli effetti sulla persone e il suo ruolo nella società. Dopo la salute fisica l’attenzione si è rivolta a quella mentale.”

La maggior parte delle persone che si è vaccinata non lo ha fatto a cuor leggero, e anche questo è uno stress

“Sicuramente sì. Guardando indietro, anche la stessa campagna vaccinale poteva essere gestita meglio. Sicuramente è stata una fonte di stress, anche perché in certi casi è stata vista come una coercizione o come qualcosa di non necessario. Alcune informazioni erano contraddittorie e questo è stato certamente un problema a livello di comunicazione.”

Tornando al personale sanitario. È importante parlarne, perché se in autunno dovessimo ritornare ad avere problemi con il Covid, ci ritroveremmo con del personale che non avrà più 3 mesi di stress alle spalle, come l’anno scorso, ma ne avrà 17 di mesi.

Quali sono le reazione che potrebbero avere?

“Nel caso più negativo ci sarà un esacerbarsi di tanti piccoli problemi che possono essere sorti da un punto di vista psicologico, di sofferenza, di stress e di ansia o depressione. In questo caso l’arma che possiamo avere è la prevenzione, per non arrivare di nuovo impreparati , cominciando ad attuare fin da subito alcune strategie organizzative.”

Un problema che è emerso in Veneto è stata la difficoltà nel sapere a chi rivolgersi.

“Ci sono state diverse iniziative importanti, diffuse tra ospedali e università. Come tutta l’Italia anche il Veneto ha sofferto dei problemi che sono nati in questo periodo”

Parlando di difficoltà psicologiche, quali sono i sintomi che si potrebbero riconoscere?

“Noi psicologi abbiamo dei termini tecnici per stabilire quello che può accadere nell’ambito dei lavori ad alto rischio, come il termine “burnout”, ovvero l’esaurimento causato dal forte stress, che può avere ricadute nei sintomi come l’irritabilità, la stanchezza, ecc.

I segnali a cui bisogna prestare attenzione talvolta sono anche insospettabili, come il cambio del ritmo sonno-veglia, l’insonnia, che si sono rivelati grossi problemi durante l’emergenza sanitaria, o il cambio dell’appetito, che può facilmente essere associato ad un malessere psicologico. Ci sono poi le questioni legate al vissuto personale e se una persona si trova in difficoltà è importante che provi a chiedere aiuto a qualcuno che è preparato.”

Qual è il nemico più subdolo che si può celare dietro questi sintomi? La depressione?

“Depressione è un termine che viene usato per descrivere tutta una serie di disturbi. Non tutti gli psicologi sono d’accordo nell’utilizzare un’etichetta per descrivere un sintomo, anzi, in questo caso io stesso non mi sento di etichettare, perché potrebbe non essere utile, ma anzi controproducente, ed andare a demonizzare la malattia. Bisogna ricordare che non è importante dare un’etichetta ma essere in grado di riconoscere il proprio malessere e chiedere aiuto.”

È molto lodevole questo suo progetto

Da tempo si dice che le categorie a rischio come i sanitari, la polizia o i vigili del fuoco abbiano la necessità di avere a disposizione un supporto psicologico.

“Certamente ci sarebbero tante iniziative territoriali importanti da attuare, che potrebbero anche dare più importanza al ruolo stesso dello psicologo nella società, spesso confinato a ruoli marginali ha concluso Giorgio Arcara”.

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