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Test rapidi di 3a generazione: si da Roma, no dalla sinistra

Francesca Russo, durante la conferenza a Marghera, ci spiega come i nuovi test rapidi siano equivalenti a quelli forniti fino ad ora. Anzi, porteranno migliorie nella gestione dei pazienti positivi

E’ scontro sull’uso dei test rapidi nel Veneto. Crisanti è stato il primo a contestarne l’efficacia, ora c’è anche l’interrogazione del Centrosinistra che parla di ampi margini di errori. Luca Zaia e il dotor Roberto Rigoli invece li considerano motivo di orgoglio nella gestione della pandemia. Nella diretta da Marghera hanno illustrato con soddisfazione l’ultima circolare ministeriale della prevenzione sanitaria che equipara i test rapidi ai test molecolari.

Tamponi di 3° generazione

Francesca Russo e il primario Roberto Rigoli placano le perplessità sui tamponi di 3a generazione. Spiegano come essi non hanno bisogno di una conferma presso un istituto di sanità, permettendo al soggetto positivo di isolarsi immediatamente.

Le dichiarazioni di Francesca Russo

“I test antigenici di terza generazione sono stati considerati equivalenti rispetto alla test di biologia molecolare. Il soggetto che si riscontra positivo col test rapido viene ad essere considerato positivo e viene messo in isolamento. La circolare ministeriale ci dice che tutti i tamponi (anche quelli di prima e seconda generazione) possono devono essere considerati utili e importanti per individuare un caso e in classificarlo come positivo. Quando abbiamo un’altra prevalenza è molto importante individuare i soggetti positivi e stare attenti a quelli che risultano negativi”. Spiega Francesca Russo, Capo Dipartimento Prevenzione del Veneto.

Le parole di Roberto Rigoli

“Nelle case di riposo ci stiamo organizzando perché, dopo questa circolare, vale la pena andare su quelli più sensibili. Quindi quelli di terza generazione che adesso non hanno bisogno di conferma e vengono messi già in isolamento. Se invece il medico ha un test negativo, a fronte di un soggetto asintomatico con il dubbio clinico, è scritto che può prescrivere un altro o un test di biologia molecolare”. Spiega Roberto Rigoli, Primario di microbiologia ospedale Ca’ Foncello di Treviso.

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