Venezia Cambia

Un turismo più consapevole secondo Daniele Minotto

Esplorazione del turismo a Venezia, analizzando l'impatto delle emergenze, le nuove tendenze dei viaggiatori e l'orientamento verso l'alta qualità

Nel settore del turismo di Venezia e del suo centro storico, c’è stato un cambiamento epocale tra due momenti importanti per la città: la straordinari acqua alta del 2019 e la pandemia del Covid-19. L’offerta turistica è cambiata rispetto al periodo pre-pandemia, momento in cui gli operatori economici, anche alberghieri, hanno sofferto forzate chiusure.

Benefici e sacrifici nel turismo post Covid

Daniele Minotto, Vicedirettore di AVA, Associazione Veneziana Albergatori: “Certamente il cambiamento principale è dato dall’aumento dei costi, quello che viviamo tutti quanti. Ma è anche aumentato molto il costo del viaggiare. Quindi, oggi noi beneficiamo di una delle poche cose positive del Covid: il fatto che le persone hanno imparato a prenotare.”

I cambiamenti nelle tendenze degli utenti: dal turismo last minute alle prenotazioni

“Ormai eravamo abituati a qualunque cosa era last minute, perché trovavamo il volo che costa poco. Per esempio se costa meno di prendere un biglietto del treno per andare a Verona, vado a Londra. La stessa cosa accade per venire a Venezia. E allora di conseguenza in ultimo prenoto anche l’albergo. Oggi comporre tutto quello che è il puzzle di un viaggio deve essere certo alla partenza.”

“Oggi non ci si può più permettere il last minute, perché non è detto che ci sia il volo, non è detto che poi trovo la stanza d’albergo, non è detto che trovo i servizi che volevo avere. Quindi, la parola “prenotazione” è la cosa fondamentale per poi gestire anche correttamente i flussi turistici. Per noi è cambiato tanto perché, appunto, chi ha iniziato a viaggiare nel post Covid, spendendo molto di più, ha avuto anche delle pretese più alte.”

Le maggiori aspettative degli ospiti sulla qualità alberghiera

“Di fatto se io prendo anche semplicemente i dati di come sono cambiate le strutture alberghiere, noi vediamo che c’è sempre stata una continua crescita di numeri e strutture, attestandosi su una media di 78 posti letto. Dal 2022, dalla riapertura, siamo scesi a 71, che è tantissimo: un 20% in meno di capacità ricettiva. Vuol dire che oggi l’ospite pretende di avere una qualità maggiore, quindi anche spazi più grandi.”

“Il Covid ci ha insegnato a stare più distanti. Prima eravamo abituati a stare anche spazi più piccoli, oggi non siamo più in grado di starci, facciamo più fatica. E quindi, è cambiato il miglioramento della qualità. Se prendiamo il numero di 457 alberghi, il 36% si colloca nella categoria dei 4 o 5 stelle, cioè le categorie di lusso. Ma quel 36% rappresenta più del 60% di posti letto. Quindi, l’offerta turistica veneziana si colloca su un livello estremamente alto e tenderà sempre di più ad andare in questa direzione.”

L’impatto sull’occupazione e sull’economia locale

“Infatti, quasi tutte le ristrutturazioni che stiamo vedendo, dove ci sono stati anche dei momenti di un po’ di relativa tensione perché ovviamente sono delle chiusure lunghe, anche in quel caso parliamo sempre di riduzione della capacità ricettiva a favore del miglioramento della qualità con i spazi più ampi, maggiori servizi, maggiore occupazione. Perché dare più servizi vuol dire avere bisogno di ulteriori risorse umane.”

“Noi non produciamo nulla che può essere ottimizzato con un processo produttivo meccanico. Noi impieghiamo le persone, quindi anche una garanzia occupazionale forte per quanto riguarda il territorio. Quindi la ricaduta diretta che c’è.”

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