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Bargellesi è il nuovo Direttore della Fisiatria per l’Ulss 3

Riabilitazione, il nuovo Primario Bargellesi: "Anche la pressione del Long Covid ci porta a disegnare una rete efficace di risposte del pubblico e del privato"

Anche il COVID-19, con le conseguenze che i pazienti gravi portano con loro dopo il ricovero, impegna i medici fisiatri e le strutture riabilitative. Ad affrontare il tema annoso della riabilitazione l’Ulss 3 Serenissima ha chiamato, nel ruolo di primario, Stefano Bargellesi.

Specialista fisiatra di grande esperienza – sottolinea Massimo Zuin, Direttore Generale dei Servizi sociosanitari – Bargellesi è stato Direttore della Medicina Fisica e Riabilitativa all’Ospedale di Treviso, e prima ancora a Motta di Livenza. Entra nella squadra dell’Ulss 3 Serenissima un professionista di primo livello, che porta la sua esperienza e la sua autorevolezza in un ambito cruciale. Ne guadagnerà tutto il vasto settore, che è insieme sanitario e sociale, della cura e dell’assistenza verso la disabilità, nelle strutture ospedaliere, negli ambulatori territoriali, nei centri servizi, nel territorio”.

Riabilitazione, accompagnamento efficace dopo l’acuzie.

Nominato Direttore della Fisiatria per il territorio del Veneziano e Miranese, il Primario Bargellesi si focalizza sui pazienti con disabilità, spesso temporanea. Tra questi ci sono non solo pazienti post-Covid ma anche chi ha avuto un ictus e superato la fase acuta, chi porta le conseguenze di un grave trauma midollare, o di una patologia cardiaca, o di un importante intervento ortopedico.

“Noi fisiatri siamo gli specialisti che prendono in carico – spiega Bargellesi – i pazienti che vivono ogni tipo di menomazione o disabilità transitoria o permanente. Facciamo una diagnosi della potenzialità di recupero, cioè valutiamo come e quanto possono uscire dalla disabilità in cui si trovano. Inoltre, coordiniamo tutti gli interventi che i diversi professionisti della riabilitazione possono offrire a vantaggio del recupero della funzionalità naturale.”

“Ci affidano persone che hanno prospettive di miglioramento della loro menomazione, ma anche quelle che vivono una situazione di disabilità permanente. Su queste ultime il nostro lavoro tende a ridurre per quanto possibile le conseguenze di questa disabilità. Ancora, ci vengono affidati sia i pazienti che sono degenti nei reparti per acuti delle varie strutture ospedaliere, sia quelli che sul territorio, usufruiscono di cure riabilitative negli ambulatori, nei centri servizi per anziani e per disabili, nei centri extraospedalieri di riabilitazione intensiva e anche al loro domicilio”.

Patologie complesse, e ora anche il COVID-19.

Anche così rappresentato in sintesi, l’ambito di intervento degli specialisti della riabilitazione, cioè dei medici fisiatri, è decisamente vasto. E il quadro si complica se si considera che a necessitare di cure riabilitative sono spesso persone con diverse e sovrapposte patologie “disabilitanti”.

“Si pensi alla persona che ha subito un intervento ortopedico o cardiochirurgico con anche una complicanza neurologica (ad esempio un ictus) – spiega il Primario Bargellesi – e che pertanto ha necessità di una presa in carico globale di tutta la persona con le sue patologie le sue menomazioni e disabilità. In questi casi è evidente che solo un lavoro di squadra con la regia operata dal medico fisiatra, specialista della medicina riabilitativa, può garantire un corretto percorso, in cui peraltro andranno pianificati interventi di diverso livello e in diversi contesti”.

Il Covid, infine: “È diventata molto impegnativa, per chi opera nell’ambito della riabilitazione – sottolinea il Primario Bargellesi – la gestione dei pazienti colpiti dal virus. Quelli che sono stati malati in forme gravi, in particolare, comportano tutta una serie di menomazioni. Queste sono sì respiratorie, ma anche cardiologiche, neuromotorie, neurocognitive. Il paziente che ha subito in forma grave la malattia del momento diventa un nuovo soggetto a cui occorre dedicarsi. Nell’Ulss 3 Serenissima lo stiamo facendo attraverso gli ambulatori Long Covid. Sono realtà che operano con successo sia nell’Ospedale di Dolo che nell’Ospedale HUB dell’Angelo. Questi ambulatori seguono pazienti dimessi da mesi, ma che portano le conseguenze, pongono la nostra Ulss in prima linea per questo tipo di riabilitazione. Sono un esempio della più corretta interazione tra Ospedali e territorio“.

Parola d’ordine: il binomio Ospedale-Territorio. 

Pazienti diversi, da affrontare ciascuno con modalità pertinenti, mettendo a sistema tutte le competenze a disposizione e tutte i servizi che possono favorire la riabilitazione. Questo va fatto, a maggior ragione, in un momento storico in cui la carenza di medici e personale specializzato pesa anche su questo ambito.

“Al dottor Bargellesi l’Ulss 3 Serenissima ha affidato – spiega il Direttore Generale Edgardo Contato – il compito di riorganizzare in una rete sempre più efficiente tutte le risorse a disposizione. L’obiettivo, se vogliamo usare una terminologia tecnica, è la migliore organizzazione del Dipartimento di Riabilitazione Ospedale-Territorio.

Significa che siamo impegnati a costruire la piena efficienza della rete che mette insieme i medici, infermieri, fisioterapisti, logopedisti, terapisti occupazionali, ma anche gli Ospedali pubblici e quelli privati accreditati, e gli ambulatori sul territorio, e le strutture ambulatoriali private accreditate. Portiamo nel territorio dell’Ulss 3 Serenissima i principi ispiratori del Piano Nazionale di Indirizzo della Riabilitazione. Questo, nella regione Veneto sta dando vita ad un potente sistema di percorsi di diagnosi, di cura e, appunto, di riabilitazione”.

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