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Marflex: 40 famiglie con il fiato sospeso

La ex Maretto Marflex rischia la chiusura per il mancato pagamento dell'affitto, ma gli interventi sindacali e del Sindaco hanno temporaneamente scongiurato il licenziamento di 40 lavoratori

A Pianiga, nella ex Maretto Marflex, 40 lavoratori hanno rischiato stamane il posto di lavoro. Gli interventi della CISL e del Sindaco, Massimo Calzavara, hanno scongiurato il peggio, almeno temporaneamente.

Rimandata la decisione sullo sfratto della ex Maretto Marflex

Stamane si è presentato il custode giudiziario, Marco Gava, in via Boschi, davanti alla sede della 2M Spa, ex Maretto Marflex che produce materassi e reti da letto, per eseguire lo sfratto dei locali, dato che la Maretto non ha saldato la quota di affitto. Si è deciso, invece, di prendere altro tempo, rimandando la decisione al giudice che dovrebbe convocare le parti coinvolte.

Le parole di Matteo Masiero, segretario generale Fim Cisl Venezia: “Questa vicenda rischia di essere la sintesi degli egoismi di tante parti che pensano solo al loro piccolo e, alla fine, rischia di portare alla chiusura della realtà industriale che è fondamentale per il nostro territorio. È storica, ha una cultura nel nostro territorio, può funzionare e rischiamo, in questo modo, di mettere i lavoratori per strada.”

Il sindacato sostiene l’importanza di salvaguardare i lavoratori

La vicenda nasce dal fallimento della Maretto Marflex Srl, dove vi erano parte dei crediti che gli istituti vantavano verso l’azienda erano stati acquistati dalla Adda Spv che, a sua volta, ha incaricato Iquera Italia Spa al recupero e gestione dei crediti. Fra le proprietà della Maretto Marflex incluse nella procedura c’è anche l’immobile di via Bosco 12.

Il sindacato parla di situazioni non risolte tra gli interlocutori, e non di crisi aziendale: “Vorremmo che si evitasse di utilizzare i lavoratori come scudo in una vicenda così complicata perché questo non porta bene a nessuno. La cosa che serve è che i lavoratori abbiano il loro posto di lavoro salvaguardato, venga salvaguardata la realtà industriale, ci sia la continuità produttiva. Questo non ha nulla a che vedere con le crisi industriali classiche. Si rischia che delle variabili assolutamente indipendenti e senza controllo ricadano sulle famiglie e sui lavoratori che sono qui.”

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