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Cambiamenti nel settore del lavoro veneziano

A Venezia, si è registrato un aumento delle vertenze nel commercio e nel turismo, soprattutto per quanto riguarda i lavoratori bengalesi. È aumentato, inoltre, il numero delle dimissioni

Nel mondo del lavoro, nel comune di Venezia, si litiga di più nel settore del commercio e del turismo.

Un crescente ricorso dei lavoratori bengalesi alle vertenze

La posta in gioco si è impoverita e i lavoratori bengalesi sono quelli che si sono rivolti in numero maggiore ai sindacati per ricevere tutela nel contenzioso con i loro datori di lavoro. È questa la fotografia per il 2023 scattata dall’ufficio vertenze dalla CISL Venezia, utilizzando i dati di circa 2000 pratiche. Un’immagine che secondo l’organizzazione sindacale costituisce un cambiamento rispetto al passato, quando era soprattutto il settore manufatturiero a chiedere arbitrati o assistenza sindacali e si trattava prevalentemente di lavoratori italiani.

Le parole di Marco De Faveri, Ufficio vertenze CISL Comune di Venezia: “Dall’analisi delle oltre 3000 vertenze che abbiamo sviluppato nel 2023, abbiamo rilevato almeno tre tendenze. La prima è quella di un generale impoverimento del contenuto economico delle vertenze, collegato in particolare alla frammentazione e alla durata sempre più ridotta dei rapporti di lavoro. La seconda tendenza che abbiamo rilevato, è quella di un aumento sostanziale del comparto relativo al settore del commercio e del turismo rispetto agli altri settori. La terza tendenza è quella di un aumento della componente straniera nella vertenzialità e, in particolare, della comunità bengalese che ha sorpassato negli ultimi anni le comunità che prima erano prevalenti, cioè quella albanese e quella rumena. Questo con particolare riferimento alla zona del comune di Venezia.”

Aumentano anche i dati delle dimissioni dal lavoro

In mezzo a questi numeri fa specie l’assenza dei cinesi in tutte le vertenze. Anche se, nel veneziano, non è la comunità più forte. Pure il tema delle dimissioni è interessante, collegato al cambio di lavoro. Se nel 2020 si sono licenziate meno di 2000 persone, nel 2023 i licenziamenti volontari sono diventati quasi 2200 in un anno e nel 75% dei casi sono avvenuti nelle aziende con meno di 15 dipendenti.

Conclude Marco De Faveri: “Un’ultima tendenza che abbiamo rilevato è quella relativa alle dimissioni. In questo campo c’è stato un aumento sostanziale del numero di dimissioni, molte delle quali sono state presentate senza offrire il preavviso. Questo ci dà un’indicazione di un elemento di fondo collegato probabilmente alla necessità delle persone di cambiare lavoro per migliorare la propria condizione economica. Un’altra motivazione potrebbe essere legata anche alla volontà di migliorare la propria condizione di vita familiare. La tendenza a lasciare il lavoro senza offrire preavviso, è sintomatico da un lato, probabilmente, di un’esigenza del nuovo datore di lavoro di avere urgentemente la persona presso la sua attività, dall’altro, però, probabilmente, anche di un rapporto di lavoro ormai logorato sia sotto il profilo economico ma soprattutto sotto il profilo delle relazioni.”

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