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Dorina Vaccaroni: sfida i suoi limiti con l’ultracycling

Dorina Vaccaroni è stata un mito della scherma mondiale. E ha indicato la strada alle fiorettiste italiane venute dopo di lei, eppure la sua passione è la bicicletta, anzi le imprese estreme su due ruote. L'atleta lancia un appello alla ricerca di uno sponsor per partecipare alla gara più difficile del mondo

Dorina Vaccaroni ci spiega come è passata dall’essere una delle più brave schermitrici italiane a fare pratica dell’ultracycling.

Dorina Vaccaroni ha fatto la grande scuola della scherma mestrina, e  ha dato il via al mondo delle schermitrici italiane. “Sono stata il primo fiorellino che è spuntato e poi sono mi cresciuti tutti attorno”

Le parole di Dorina Vaccaroni

“Ho sempre avuto una grande passione per lo sport. Da piccola ero una bambina irrequieta, mi piaceva sempre muovermi e dormivo poco.  Bisognava o sedarmi in qualche modo o mi si metteva a fare dello sport. Ho iniziato con il primo corso di ginnastica artistica a 3 anni, uno sport bellissimo ma erano troppe poche ore. I miei genitori hanno dovuto cercare una palestra che mi ospitasse per più ore. Così ho raggiunto la scherma, dove mi si dava la possibilità di allenarmi e giocare dalle 15 alle 19. Ho iniziato per gioco e ancora continuo a fare sport ad alto livello.”

Ha vinto tre medaglie olimpiche:

  • il bronzo a Los Angeles nel 1984
  • l’argento a Seul nel 1988
  • l’oro a Barcellona nel 1992

Poi si è dedicata al ciclismo

“Oltre alla scherma ho sempre fatto altri sport propedeutici alla preparazione alla scherma. Atletica leggera, ciclismo ecc.. Mi servivano per completare l’allenamento per la scherma, cosicché quando arrivavo ad una finale non ero mai stanca.

Poi ho cominciato per gioco a fare delle gare di ciclismo e le vincevo tutte. Così ho attirato l’attenzione di una squadra di professionisti e ho iniziato a fare il giro d’Italia e a fare gare da professionista con le donne, però continuava ad essere troppo poco per me. Quando finivo una gara di ciclismo sentivo ancora voglia di andare in bici. Ho comunicato a fare gare sempre più lunghe e da qui è partita la mia carriera da ultracycling.

Quando ho fatto il giro d’Italia non-stop “G.I.N.S.” (quattromila chilometri non-stop e 53 mila metri di dislivello), inventato da Luca Masini, ho scoperto che i miei 12 giorni in bicicletta (il mio arrivo è stato a 11 giorni e 23 ore) non mi bastavano ancora.  Così ho deciso che il mio prossimo obiettivo sarà la Race Across America “R.A.A.M.” che è la gara più dura al mondo per quanto riguarda i climi che si devono attraversare (dal caldo del deserto al freddo del Colorado). La gara è lunga 5 mila chilometri da percorrere in un tempo massimo di 12 giorni.

Per fare queste gare c’è bisogno di uno staff qualificato, non è una passeggiata. Io ci ho messo 10 anni per adattare il mio corpo. Tutto dev’essere monitorato; dalla dieta alla vita sociale.  Io sono vegetariana/vegana, qualche volta il formaggio lo mangio perché il mio corpo ne ha bisogno.”

Sorpassare il limite fisico e mentale

“La mia voglia è quella di spostare il limite, sia fisico che mentale (ad esempio per affrontare i 1000 km di rettilineo del Kansas). Non tutti riescono a sorpassare il limite mentale vedendosi una strada davanti che sembra non finire mai.”

Appello di Dorina Vaccaroni

“Il mio appello vuole cercare sponsor e persone che mi supportino e mi aiutino a portare a compimento questa nuova avventura di Ultracycling nelle strade americane ( R.A.A.M).  Cerco uno staff fidato, competente e che parli la mia lingua (italiano) alle spalle, cosicché io possa concentrarmi solo ed unicamente sulla gara.”

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