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L’ingresso del primo Starbucks d'Italia, aperto a Milano nell’ex palazzo delle Poste Italiane in Piazza Cordusio.

E’ stato aperto oggi a Milano il primo Starbucks d’Italia, che ha scatenato molte polemiche, anche per i prezzi troppo alti… ma stamattina c’era la fila!

Dopo mesi di infinite polemiche, tra fautori e detrattori, ha aperto i battenti oggi a Milano il primo Starbucks d’Italia: un evento per i molti che si sono messi in fila, alle spalle dei due turisti cinesi arrivati alle 4.30 per essere i primi a entrare. Una volta all’interno si accede alla grande caffetteria centrale, la macchina per la torrefazione, l’area food e il piano rialzato occupato, caso unico per la catena, da un vero bar all’italiana.

«Abbiamo dato la possibilità di lavorare con noi a 300 ragazzi, al 50% uomini e al 50% donne, provenienti da 31 paesi diversi» ha dichiarato soddisfatto il general manager Giampaolo Grossi. Meno contenti i rappresentanti dei consumatori: il Codacons ha presentato un esposto, chiedendo all’Antitrust di verificare la correttezza della pratica commerciale posta in essere dall’azienda, a causa dei prezzi troppo elevati: l’espresso ad esempio costa 1,80 euro, un cappuccino 4,50 e un caffè all’americana 3,50 euro.

Da parte sua, il fondatore del celeberrimo marchio, Howard Schultz, ha sempre dichiarato di essere profondamente innamorato di Milano, e, anzi di essersi ispirato proprio alle caffetterie della città per il suo colosso. È stato, infatti, durante un viaggio di lavoro nel nostro paese, nel 1971 tra il capoluogo lombardo e Verona, che si convinse di voler riprodurre a livello globale il modello del caffè italiano: attualmente sono operativi 28.720 Starbucks, in 77 paesi del mondo.

Quello  milanese doveva aprire già nel 2017, periodo in cui Schultz aveva affermato in un’intervista: «Non pensavo fossimo pronti per aprire in Italia. Ho rispetto per la cultura italiana e per la loro concezione del caffè. Ho sempre pensato che dovevamo guadagnarci il loro rispetto e credo che ora, dopo anni, siamo arrivati a questo punto».

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