La Voce della Città Metropolitana

Raffaele Speranzon ci aggiorna sul Reddito di Cittadinanza

Si sta facendo sempre più strada il reddito di dignità nel dibattito politico, per chi percepisce meno di mille euro al meno. Il reddito di cittadinanza, anche se nel Veneto è poco distribuito, è messo in discussione proprio in consiglio regionale da Fratelli d'Italia. Il nostro ospite di oggi è Raffaele Speranzon, capogruppo del partito in regione

Siamo in collegamento con Raffaele Speranzon, l’avevamo sentito due settimane fa riguardo il campo nomadi. Oggi ci ritroviamo ad averlo di nuovo ospite nel nostro TG per un argomento che appassiona abbastanza: il Reddito di Cittadinanza. Lui, come il capogruppo in consiglio regionale di Fratelli d’Italia ha presentato una proposta di legge per modificare il reddito di cittadinanza. Ce lo facciamo dire da Raffaele Speranzon.

Grazie Raffaele Speranzon per questo collegamento. Questa è una modifica o una richiesta di eliminazione del reddito di cittadinanza?

“Noi richiediamo l’abrogazione del reddito di cittadinanza, il mantenimento della pensione di cittadinanza”.

Voi prevedete comunque un welfare, perché esisteva anche prima del reddito, che veniva magari elargito di mese in mese, a seconda delle esigenze. Quindi in qualche modo toglieva la dignità.

“Sono cose diverse. Noi siamo a favore di qualsiasi misura abbia come obbiettivo quello di contrastare la povertà. Però non riteniamo che la povertà sia una condizione nella quale dobbiamo mantenere le persone nella quale versano. Perciò, se ci sono persone per cui, per mille ragioni, per l’età che hanno per ragioni di natura fisica o ambientale, non sono messe in condizione di poter uscire dalla povertà allora è giusto pensare a percorsi di assistenza e sussistenza. Se invece ci si riferisce ai tanti giovani disoccupati e in cerca di lavoro, bisogna allora creare le condizioni perché trovino lavoro, non perché abbiano una sussistenza che, sostanzialmente, si sostituisce al lavoro. Quindi sono due cose completamente diverse.

Chi ha pensato di istituire il Reddito di Cittadinanza, quando l’ha fatto, non l’ha proposto come misura assistenziale. L’ha proposto come strumento utile per permettere ai tanti disoccupati presenti in Italia di individuare invece una possibilità di occupazione. Quindi, il reddito di cittadinanza come strumento di politica del lavoro attiva”.Non come strumento di assistenza per i poveri. In realtà, purtroppo dei percettori del reddito di cittadinanza, la stragrande maggioranza (i 3/4), non sono nemmeno iscrivibili nelle liste dei centri per l’impiego”.

“Di quel milione che dovrebbe iscriversi per l’impiego, soltanto un terzo poi si iscrive. Perciò poi arriviamo al paradosso dove, al fronte di questa erogazione del reddito di cittadinanza che ha quasi quattro milioni di individui, soltanto 300’000 entrano poi in un percorso che, teoricamente, dovrebbe essere virtuoso. E quindi permettere loro di individuare, attraverso poi i cosiddetti navigator, un’occupazione stabile. La realtà, data dall’esperienza di questi due anni e mezzo di applicazione di questa norma, ci dice che il reddito di cittadinanza ha fallito in pieno rispetto alla capacità di assumere o far trovare lavoro ai disoccupati.

L’unica cosa che ha garantito è una paghetta di stato, che qualcuno ha definito “marchetta”, da parte del Movimento 5 Stelle. Non ha risolto il problema della povertà, perché abbiamo visto che, purtroppo, nel corso dell’anno è aumentata. E, addirittura, ha contrastato l’occupazione. Perché abbiamo visto che durante la stagione estiva, quanti stabilimenti balneari, strutture ricettive, ristoranti, bar, hanno avuto grandi difficoltà a reperire personale perché, per l’appunto, molti ricettori del reddito di cittadinanza, hanno preferito restare a casa”.

Le questioni sono due: uno è l’aiuto a chi non potrà più lavorare perché vive ai margini della società, sono persone che hanno proprio difficoltà a vivere e quindi poi a trovare lavoro. Quindi per loro un welfare ci deve essere. Poi ci sono quelli che potrebbero anche lavorare. Quindi in sostituzione di quello che c’è già adesso, avete una proposta, Raffaele Speranzon?

“Noi abbiamo, a livello legislativo e nazionale, proposto l’istituzione del reddito di solidarietà. Che è per l’appunto una sussistenza nei confronti di coloro i quali non sono in grado di trovare un posto di lavoro, non sono in condizioni di lavorare, sono al disotto dei limiti tali da permettere loro di sopravvivere. Queste persone hanno il diritto di ricevere una sussistenza da parte dello stato che non deve girarsi di fronte agli ultimi. Anzi li deve permettere di vivere in modo dignitoso. Ma, lo stato deve anche lavorare per rimuovere le condizioni della povertà. Quindi il primo modo di eliminare la povertà è quello di generare lavoro. Attraverso il lavoro diamo la possibilità alle persone, non solo di mantenersi con un reddito, ma diamo la dignità alle persone”.

“Se lei pensa a quanti miliardi di euro che sono stati distribuiti in questi anni e che, di fatto, non hanno prodotto gli effetti che il legislatore, nel momento in cui ha approvato questa misura, si aspettava. Cioè non hanno prodotto nuovo lavoro. Se queste risorse fossero state date in riduzione del cuneo fiscale, alle imprese. Quindi mettere in condizione le imprese, se assumono nuovo personale, di avere un costo di lavoro inferiore, queste avrebbero potuto anche riconoscere stipendi più adeguati ai lavoratori. Se c’è un tema che si ponga inaccettabile oggi in Italia è che ci sono persone che trovano più conveniente stare a casa e percepire il reddito di cittadinanza piuttosto che andare a lavorare percependo un reddito che viene considerato troppo basso”.

Io ho dei numeri su questa cosa. Sappiamo che in Italia, 23 milioni di persone su 60 milioni totali lavorano. Le altre 37 perone vivono di rendita. Significa che l’Italia, più che essere fondata sul lavoro, è fondata sulla rendita. la rendita è molto poco tassata, mentre il lavoro è tassato per il 70%. È questa la base su cui si parte?

“È semplice. Se per dare 1000€ ad un lavoratore, l’imprenditore deve spenderne 2500€, se si potesse dire all’imprenditore: ‘non ne devi spendere 2500€ ma ne devi spendere 2300€ e invece di dare 1000€ al mese, il dipendete ne avrà 1500€ al mese’. Cosa cambierebbe? Cambierebbe molto perché l’imprenditore avrebbe più facilità nel decidere di investire risorse nelle assunzioni e anche nel recuperare persone disponibili a lavorare perché può aumentare la paga in modo adeguato. È più facile per il lavoratore andare a lavorare perché guadagna di più e ne guadagnerebbe anche lo Stato. La differenza sarebbero sempre quei 700€ che dovrebbero andare al percettore del Reddito di Cittadinanza”.

“È ben diverso pagare qualcuno per stare seduto sul divano, piuttosto che mettere qualcuno in condizione di guadagnare più soldi se va a lavorare. Oltre a questo, c’è da dire che ci sono troppi percettori del Reddito di Cittadinanza che non avrebbero alcun titolo per averlo. Stiamo parlando di cifre importanti perché solo nel 2021 si parla di 40 milioni di euro indebitamente percepiti da persone che non avevano alcun titolo per averlo. Tra questi, più di 4000 persone erano e già note alle Forze dell’Ordine perché pregiudicate. Ci sono stupratori, violentatori, pedofili, rapinatori, boss mafiosi”.

Questo si è detto che è perché non si incrociano i dati tra gli enti e i comuni che hanno un mese per controllare, non controllano.

“Io che sono cittadino e visto che sono 40 milioni anche miei e di tutti i cittadini italiani, mi pongo la domanda ‘non era meglio se questi 40 milioni venivano messi in detrazione fiscale per quelli che assumono nuovo personale e magari garantiscono di dare una paga maggior rispetto a quella che danno attualmente?’

Questo è un ragionamento logico. Il problema è capire come mai il Movimento 5 Stelle non ha pensato a rendere più facile il controllo su queste persone.

“Era più interessato alla marchetta elettorale. Se non ci fosse stato il reddito di cittadinanza, il Movimento 5 Stelle non avrebbe nemmeno un consenso in Italia. Qualsiasi cosa abbiano detto in campagna elettorale o negli scorsi anni che avrebbero fatto, è stata disattesa, hanno cambiato idea su tutto”.

Hanno un merito: hanno posto una questione, il lavoro. In Italia non è facile trovare lavoro perché gli stessi uffici di collocamento non riescono a trovare lavoro in un momento in cui c’è una caccia spietata ai lavoratori e agli specializzati. Soprattutto ora che l’edilizia sta riprendendo, non si riescono a trovare muratori e maestranze che sono legate a quel mondo. C’è un cortocircuito tra chi cerca lavoro e chi cerca lavoratori.

“Il problema è che non è un merito quello di aver identificato un problema che conoscono tutti. Il demerito è quello di non averlo minimamente risolto e di averlo affrontato con superficialità e di aver pensato esclusivamente ad una rendita di tipo elettorale. Gli unici che si sono garantiti un posto di lavoro sono i navigator”.

Fratelli d’Italia ce l’ha la soluzione, Raffaele Speranzon?

“Gliel’ho detta: abbattere il cuneo fiscale. Se lei vuole abbattere la povertà, deve mettere in condizione le imprese di assumere nuovi lavoratori. Per assumere nuovi lavoratori abbiamo bisogno di un aiuto da parte del mondo dell’istruzione e della formazione, che dev’essere vicino al lavoro. L’alternanza scuola lavoro che viene fatta nel Veneto, è un’esperienza positiva. Mette in condizione i ragazzi che sono a scuola, di entrare nelle imprese e vedere come si lavora e mette in condizione gli imprenditori di entrare nelle scuole e di costruire un rapporto dialettico con i futuri lavoratori o i futuri imprenditori, per far comprendere loro che una cosa è la teoria e un’altra è la pratica. Mettere insieme il mondo dell’impresa con il mondo dell’istruzione e della formazione è il criterio migliore per cercare di non trovarci domani scoperti rispetto alla domande di maestranze in un determinato settore”.

La scuola

“La scuola non può arrivare ultima, ma deve arrivare prima. Deve ascoltare i bisogni che arrivano dal mondo produttivo. Il mondo produttivo sa già indicare quali possono essere il tipo di maestranze, di specializzazioni, di competenze sul quale puntare nel prossimo ventennio. Sulla base di queste indicazioni, chi si occupa di istruzione e di formazione, deve adeguare i propri strumenti didattici, per mettere in condizione i ragazzi di oggi, di diventare dei lavoratori o dei dirigenti o degli imprenditori del futuro, che vivono nel loro tempo” ha concluso Raffaele Speranzon”

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