Il futuro del Politecnico Calzaturiero ci viene raccontato dal presidente Franco Ballin. In progetto, una nuova grande sede e un’applicazione per tracciare la vita della scarpa.

Attorno all’azienda Voltan – nata a Stra nel 1898 grazie al fondatore Luigi Giovanni Voltan, primo calzaturificio della Riviera del Brenta che importa il modello produttivo americano e che realizza inizialmente calzature molto economiche, per tutti, e anfibi militari, e solo nel dopoguerra si specializza in scarpe femminili realizzate con pellami di lusso – cresce anche il Politecnico Calzaturiero, la scuola in cui tutti gli esperti del settore si sono formati.

Cinquant’anni fa il corso per imparare a realizzare scarpe aveva luogo in Villa Pisani, la domenica mattina; oggi invece si pensa a una nuova sede a Fiesso D’Artico, con un area formativa di 4000 mq.

L’elemento fondamentale che distingue le calzature Made in Italy da tutte le altre è il metodo utilizzato nel nostro Paese per assemblare la scarpa. Non si teme quindi la contraffazione.

Il Politecnico sta elaborando un progetto molto interessante che consiste nell’inserimento di un chip identificativo inserito all’interno della calzatura, che letto tramite un’applicazione specifica, potrà dire esattamente in quali luoghi è stata pensata, realizzata nelle sue parti ed infine assemblata la scarpa. Questo, ovviamente, per salvaguardare e legittimare i prodotti Made in Italy.

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