Fieramente comunista e fieramente realista, Gely Korzhev voleva “trasmettere le qualità eroiche dell’uomo, ma senza la retorica dei corpi atletici e perfetti. L’umanità rappresentata nei suoi splendidi dipinti è devastata dalle cicatrici, cieca, zoppa, sporca, quando non addirittura già morta.

La mostra di Gely Korzhev

La mostra allestita a Ca’ Foscari fino al 3 novembre restituisce tutta la potenza di questo artista nato in unione sovietica nel 1925 da una famiglia importante, padre architetto e madre letterata, che lo incoraggiò fin da piccolissimo a disegnare.

Colpisce immediatamente il suo talento di narratore per immagini, non importa quale sia il soggetto, un reduce di guerra o una teiera, una sedia o un nudo di donna, Korzhev imprime a cose e persone una commozione epica e dolente, un’aura di emblema fissato per sempre nella memoria, la bandiera rossa, la falce e il martello

Ma la ricerca della verità si veste anche di grottesco con le deformità dei suoi tyurliki, mutanti, misteriosi personaggi di un oscuro mondo parallelo

“Gely Korzhev. Back to Venice” il titolo della mostra fa riferimento al ritorno dell’artista in laguna dopo la partecipazione alla XXXI° Biennale d’Arte di Venezia. Tra gli oltre 50 dipinti visibili oggi a Ca foscari è presente infatti anche il trittico “Comunisti” esposto nel padiglione dell’Urss nel 1962 e accolto freddamente dai critici di allora.

Il pittore

Gely Korzhev è stato uno dei maggiori pittore di regime, fedele ai suoi ideali anche dopo lo scioglimento dell’unione sovietica quando il comunismo veniva considerato “un errore storico”. L’artista, diceva, può essere al servizio di molte cose, la più difficile è servire il popolo.

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