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Eleonora Duse: Il teatro di fine Ottocento verso la modernità

Eleonora Duse, attrice e impresaria teatrale che spinge il mondo del teatro verso nuovi orizzonti con il suo stile moderno

Una figura femminile cammina sul palco di un teatro di fine Ottocento. Si siede, congiunge le mani e intreccia le dita, poi solleva gli indici e li porta alla bocca, sfiorandosi le labbra, pensosa. Ha una chioma folta e bruna, il viso struccato e dei lineamenti marcati, che non sono affatto in linea con i canoni estetici dell’epoca. Il pubblico, seduto in silenzio sulle poltroncine, attende con trepidazione una sua parola. Perché Eleonora Duse, “La Divina”, sa come ammaliare gli spettatori che sono venuti a vederla.

Istintiva e inconfondibile, l’attrice e impresaria teatrale, che nella laguna di Venezia ha mosso i primi passi e ha avuto il suo primo grande successo, ha saputo anticipare i tempi e spingere il mondo del teatro verso nuovi orizzonti con il suo stile moderno e naturale, privo degli schemi obsoleti dell’epoca.

Eleonora Duse

Eleonora Duse ha la recitazione nel sangue. Suo nonno paterno è Luigi Duse, un attore di commedie veneziane. Anche i suoi genitori, Vincenzo Duse e Angelica Cappelletto, recitano e girano il nord Italia con una compagnia itinerante. Ha solo quattro anni quando, a Chioggia, sale sul palcoscenico per interpretare Cosetta nei Miserabili di Victor Hugo. A dodici sostituisce la madre ammalata nella parte di Francesca da Rimini, nell’omonima tragedia di Silvio Pellico. Poi è un susseguirsi di prove sempre più impegnative, fino alla sua consacrazione nel 1882, a Venezia, con La principessa di Baghdad di Alexandre Dumas.

Con i testi del suo repertorio affronta temi spinosi, di critica sociale, che mettono in risalto il finto perbenismo del mondo borghese. Recita sempre in italiano, anche all’estero. Questo, però, non è un problema per il pubblico straniero, perché la sua magistrale interpretazione, che si basa molto sull’istinto e la naturalezza, aiuta gli spettatori a comprendere tutto quello che non capiscono dalle sue parole.

La Duse, in netto contrasto con le sue colleghe, scatena quindi una vera e propria rivoluzione nel teatro di fine Ottocento, contribuendo ad indirizzarlo verso la modernità. Con lei non servono grandi decorazioni, un trucco pesante o enfasi nelle pose, nei gesti e nelle battute; la scenografia è sempre spoglia, il viso al naturale e il corpo è il protagonista dello spettacolo.

La storia di Eleonora Duse

A Venezia Eleonora Duse ci giunge nel 1894, eleggendo a sua residenza la mansarda con terrazza di Palazzo Barbaro, sul Canal Grande; qui si unisce al circolo di artisti e scrittori della città lagunare. A poco più di due metri di distanza sorge invece Palazzo Dario, dimora della contessa De La Baume, che è solita intrattenere una cerchia di letterati, tra i quali anche Gabriele D’Annunzio. Ed è forse la vicinanza dei due palazzi a favorire la turbolenta relazione amorosa, nonché alleanza artistica, tra il Vate e la Divina, segnata dai numerosi tradimenti di lui e durata circa dieci anni.

Nel Novecento l’attrice e impresaria teatrale, dopo aver investito energie, idee e denaro nelle opere di D’Annunzio ed essere rimasta fortemente delusa, continua a lavorare e viaggiare per il mondo; persino con la scoppio della Grande Guerra non si arresta ma anzi si prodiga per dare il suo contributo, fa visita ai soldati; parla con loro; recita per loro. È nell’ennesima tournée negli Stati Uniti che la Duse, già debole di polmoni, si ammala in modo grave e si spegne in una stanza d’albergo a Pittsburgh.

Il suo ricordo

Ad oggi, nella città lagunare, il ricordo della più grande attrice teatrale della sua epoca vive ancora all’interno della Stanza di Eleonora Duse, uno spazio permanente allestito dall’Istituto per il Teatro e il Melodramma alla Fondazione Giorgio Cini, nell’Isola di San Giorgio Maggiore. Qui, sono esposte lettere, copioni e autografi, oltre a fotografie originali, oggetti personali e costumi di scena della Divina.

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