Cesare Battisti ha ammesso tutti gli addebiti, ossia i quattro omicidi, tra cui quello di Lino Sabbadin, il macellaio di Santa Maria di Sala, freddato nel 1979

Per decenni il figlio Adriano aveva chiesto giustizia. Battisti però ha aggiunto che ha commesso quei crimini quando aveva 22 anni e che “si trattava di una guerra giusta”. Sono le parole riportate dal pm di Milano Francesco Greco spiegando che Battisti ha ammesso le sue responsabilità nell’interrogatorio tra sabato e domenica nel carcere di Oristano e ha chiesto scusa per il dolore arrecato ai familiari.

“La lotta armata ha impedito lo sviluppo di una rivoluzione culturale sociale e politica nata nel Sessantotto. Gli anni di piombo hanno impedito quella spinta culturale che stava nascendo in Italia”, ha detto Battisti al pm Alberto Nobili. Per il magistrato a capo del pool dell’antiterrorismo, non si può parlare di pentimento.

L’ammissione è arrivata dopo 37 anni di latitanza finita con l’arresto in Bolivia e non certo perché lui si è consegnato. Dopo la condanna a dodici anni in primo grado per i quattro omicidi due compiuti materialmente e due in concorso era riuscito ad evadere dal carcere e a fuggire in Francia, per poi raggiungere il Messico.

Tornato in Francia nel 1990, ha goduto di protezione della cosiddetta «dottrina Mitterrand». Quando nel 2004 Parigi concesse l’estradizione, fuggì ancora una volta, riparando in Brasile. Battisti ha ammesso di aver sparato alla guardia carceraria Antonio Santoro e di aver ucciso il poliziotto Andrea Campagna. Ha infine gambizzato il medico Diego Fava. Ha invece solo partecipato agli altri due omicidi di cui sta scontando l’ergastolo, ad altre due azioni per gambizzare gli obiettivi prescelti.

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