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Agricoltura: Marina Montedoro nuova direttrice Coldiretti

Le donne stanno recuperando posti di lavoro anche nel settore dell'agricoltura, anzi l'altra metà del cielo ha scalato persino i vertici di Coldiretti storicamente feudo maschile al punto che ora a dirigere l'associazione di categoria c'è una donna Marina Montedoro

Siamo in collegamento con una donna. Qualcuno può dire: “E che novità è?”. Si, è una novità perché abbiamo quasi sempre uomini. Non riusciamo mai a trovare donne ai vertici di associazioni di categoria o di fenomeni per cui vale la pena di parlare. Naturalmente noi diamo importanza alle questioni e quindi vogliamo soprattutto parlare, dare informazioni diciamo dalla fonte. Vogliamo anche dei personaggi. Lei è tutte e due queste cose. È un personaggio, la direttrice della Coldiretti, Marina Montedoro. È il centro di un mondo che sta davvero cambiando, anche a causa o grazie al Covid-19. Quindi c’è davvero tantissimo da dire sul mondo dell’agricoltura. Infatti lei è un segnale del cambiamento che sta avvenendo nella nostra regione.

È sempre stato un matrimonio maschile l’agricoltura nel Veneto?

“Buongiorno. Si, sicuramente è sempre stato un matrimonio maschile. Non soltanto in Veneto direi, in tutta Italia, ma questo per una tradizione. Oggi invece ci accorgiamo che le donne si stanno approcciando sempre di più al nostro settore e questo ci fa un grande piacere. In Veneto in particolare. Oggi abbiamo di più di 7.000 aziende che vengono proprio condotte da imprenditrici, appunto rosa. Pertanto anche nel nostro settore è molto importante. Noi sappiano bene che le donne sanno portare un valore aggiunto. Non è soltanto quello del lavoro ma anche sicuramente delle idee, della grande sensibilità che hanno nell’affrontare alcune tematiche. Penso al rapporto con i bambini, all’educazione, alle fattorie didattiche, al sociale” ha detto Marina Montedoro.

Certo. Ecco tra l’altro si tratta di donne che magari hanno perso il lavoro a causa del Covid-19. Penso al settore turistico magari, e hanno deciso di buttarsi di più sul mondo dell’agricoltura.

“Sicuramente anche questo. Devo dire che ci sono tante donne che si sono approcciate invece all’agricoltura perché magari hanno voluto fare proprio un cambio di vita. Avevano altre attività e arrivate magari ai 35/40 anni hanno deciso proprio di fare questo cambio. Proprio perché hanno bisogno anche di un contatto con la natura. Sicuramente l’agricoltura è il settore giusto per chi ha questo desiderio” ha detto Marina Montedoro.

Ecco, tra l’altro il Veneto è la famosa regione dei mezzadri. Erano gli operai che si dividevano tra i campi e la fabbrica all’epoca di porto Marghera. Era stato Ludovico Bernardi a coniare questo termine. Così cos’è accaduto? Che molti avendo trovato lavoro nell’industria, hanno cominciato ad avere un pezzettino di terra e non quindi una campagna. Hanno cominciato quindi a vivere meno dal punto di vista imprenditoriale la campagna. Ora c’è un inversione di tendenza. La tendenza cioè di trovare gente che o li affitta, o li compra, e insomma riaccorpa un po’ questi poderi che una volta davano lavoro a famiglie intere e anche a dipendenti.

“Beh, oggi sicuramente c’è questa tendenza. Noi dobbiamo ringraziare e va ricordato, anche un grande cambio nelle normative che hanno inciso sull’agricoltura. Penso a quest’anno che è il ventesimo anno da quando in Italia è stata varata la legge di orientamento. Ha veramente dato un impulso straordinario al settore agricolo perché ha permesso alla figura del contadino di diventare invece imprenditore agricolo. Occuparsi anche di tanti altri settori che sono collegati. È collegabile alla legge di orientamento l’ingresso da un lato, al 100%, full-time non più solo part-time, di chi, come dice lei, era metà mezzadro. E chi ha cominciato a lavorare a pieno titolo all’interno dell’azienda? Le donne e i giovani, proprio perché ci sono state date grandissime possibilità da questa legge di orientamento e sicuramente oggi, a seguito del Covid-19”.

Certo, ecco. Con quello che sta accadendo in questi giorni i prezzi sono aumentati perché l’energia e il combustibile serve anche in agricoltura, anzi soprattutto in agricoltura. Nell’agricoltura di oggi che è un agricoltura molto meccanizzata.

“Beh, si. Purtroppo ci troviamo oggi in una situazione di difficoltà e di crisi. Questa situazione in realtà sta investendo tantissimi settori e non soltanto quello settore agricolo, noi ci occupiamo soprattutto di questo. Abbiamo visto un aumento indiscriminato nell’ultimo anno del prezzo delle materie prime, non soltanto agricole.  Come dice lei, anche sui costi energetici che fanno la differenza chiaramente su un bilancio a fine mese o a fine anno. Pertanto ci troviamo con delle aziende che si trovano strozzate da una situazione che sembra purtroppo oggi non essere più puntiforme. Diciamo che rischia anche di diventare strutturale.

Questo proprio inevitabilmente per la crisi che noi stiamo vivendo dopo questo periodo, sicuramente difficile, dal quale stiamo cercando di uscire. Quindi è chiaro che l’agricoltore e la produzione primaria, che è uno degli anelli più deboli della filiera, ne risente in modo particolare. Ragione per cui noi dobbiamo cercare di aiutare e di far si che ci siano delle politiche che ci consentano di mitigare questo problema così importante.

Noi abbiamo avuto un aumento medio del prezzo delle materie prime del 30% con dei picchi sul gasolio del 50%. Questi dati ci dicono che è un problema e che va affrontato. Diversamente noi ci troveremo con piccole medie imprese che rischiano di chiudere alla fine del prossimo anno” ha detto Marina Montedoro.

Addirittura. Parliamo del contingente, del Natale. In questi giorni sui giornali si leggono dei conti spaventosi che arriveranno. Dicono si spalmerà per vari mesi, le bollette potrebbero anche arrivare a 1000/1200€ all’anno di spesa. Quindi davvero notevole, come sarà il Natale secondo lei, Marina Montedoro?

“Credo che dovremmo aspettare ancora qualche settimana. Noi non possiamo che incrociare le dita e sperare appunto in una situazione più semplice di quella che abbiamo vissuto un anno fa. È chiaro che probabilmente le famiglie tenderanno a rimanere più a casa. Quindi ci sarà, come è successo anche l’anno scorso, una spesa alimentare dedicata proprio a quelli che sono i pranzi, le cene di Natale che rivestono un importanza straordinaria e significativa per le nostre aziende agricole. Sappiamo bene che moltissimi prodotti tipici di denominazione vengono prodotti nella nostra regione.

Sicuramente ci sarà una tendenza anche all’acquisto del prodotto a km0, anche per la qualità del prodotto. Io direi che dobbiamo cercare di favorire questi acquisti come è successo soprattutto nell’anno e mezzo del Covid-19. Anno in cui sicuramente il consumatore ha dimostrato un grande attaccamento anche al prodotto territoriale. Non soltanto per la comodità di acquistare nelle vicinanze ma anche per supportare diciamo quella che è un economia locale. Economia che noi dobbiamo cercare sempre di più di valorizzare” ha detto Marina Montedoro.

Quindi mi sembra di capire che il Covid-19 in qualche modo, ha dato un nuovo impulso al Km0. I ristoranti magari si sarebbero affidati di più a produzioni magari più extra-regionali.

“Sicuramente. Poi noi abbiamo visto che le aziende agricole non si sono fermate mai durante il Covid. Questo non significa che il settore non abbia sofferto tanto quanto altri settori. Sicuramente è vero che noi abbiamo avuto modo di continuare a sfamare e cibare le famiglie italiane. Quindi noi ci siamo trovati in una situazione nella quale è stato favorito proprio il prodotto che ha il legame con il territorio. Sarà stato anche per la situazione che abbiamo dovuto vivere, di restare nelle vicinanze della propria abitazione.

Oggi sicuramente in realtà è una tendenza che sta andando al di là di quella che è l’esigenza contingente del Covid-19. Anche perché il consumatore si rende conto che il prodotto a km0, il prodotto fatto dall’agricoltore, è un prodotto che può dare delle garanzie anche in termini di sicurezza e di qualità. Cosa che magari altri prodotti che provengono dall’estero non danno. Anche in termini di etichettatura ha detto Marina Montedoro.

Ecco, sulla chiusura delle aziende di cui abbiamo parlato prima, è un po’ scivolata la notizia. Insomma il fatto che entro fine anno potrebbero chiudere le aziende, questo non è sicuramente una bella notizia. C’entra anche il fatto che non si trova mano d’opera?

“Allora, devo dire che la questione della manodopera è una questione che ha sempre interessato il settore agricolo per diversi motivi e che è anche un po’ strutturale. Soprattutto nei momenti di picco. L’attività agricola come sappiamo, non è un’attività costante durante l’anno. Ha dei picchi che sono determinati chiaramente dalla stagionalità. Quindi anche la mancanza di mano d’opera è un elemento che può determinare la messa in crisi di alcune aziende.

Noi per questo, abbiamo attivato anche durante il Covid una piattaforma che consentiva alle aziende di trovare la mano d’opera. Soprattutto nella fase del Covid-19 c’era il problema di far arrivare la mano d’opera dall’estero in Italia. Il problema era soprattutto se non era vaccinata o aveva vaccinazioni che non erano in linea con quelle previste dal governo italiano oppure c’era la necessità della quarantena ecc..

Per cui anche questa sicuramente è una problematica che va affrontata e che noi durante questi quasi due anni di pandemia abbiamo cercato di affrontare chiaramente con intelligenza per non andare a ledere chiaramente da un lato gli interessi delle nostre aziende agricole e dall’altro lato di non far trovare poi i prodotti sulle tavole dei nostri consumatori” ha detto Marina Montedoro.

Certo. Comunque, insomma, c’è un settore in particolare che soffre più di altri?

“Ma guardi, i settori che hanno sofferto sono tanti. Penso sicuramente durante per la crisi del Covid-19 da cui stiamo cercando di uscire, agli agriturismi, penso al florovivaismo, al lattiero-caseario. Quindi assolutamente ce ne sono tanti. Oggi stiamo cercando di recuperare e di ripartire. Sicuramente la riapertura, anche grazie all’utilizzo di vaccinazioni, ci ha favorito in questi ultimi mesi. Speriamo veramente che la situazione rimanga tale e non ci troveremo ancora in difficoltà come è già successo benché è chiaro, oggi abbiamo anche più strumenti per poter intervenire e per poterci adattare a quella che non è più una situazione straordinaria ma è una situazione nella quale abbiamo dovuto imparare anche ad adeguarci” ha detto Marina Montedoro.

Ultima domanda. La vite in qualche modo sta cannibalizzando l’agricoltura veneta? Vedo che se ce ne sono molte di più dove una volta c’erano campi di mais.

“Ma, io non userei il termine cannibalizzando. Io vorrei vedere il bicchiere mezzo pieno piuttosto che mezzo vuoto. Il settore vitivinicolo è un settore che è molto vivo, molto dinamico, nel quale tante nostre aziende, io penso anche tanti giovani, hanno trovato delle incredibili opportunità di lavoro. Quindi il settore vitivinicolo, che soprattutto in Veneto ha la denominazione più importante che è il prosecco, sicuramente è un settore che va valorizzato. Va tenuto conto e assolutamente non va demonizzato.

Peraltro è un settore che sta dando tanti riscontri anche in termini di sostenibilità, perché, ricordiamolo, in tante altre zone dell’estero non si hanno magari gli accorgimenti che abbiamo noi con l’attenzione anche verso la sostenibilità e l’ambiente. Dunque io preferirei vedere il bicchiere mezzo pieno e non mezzo vuoto quando si parla di viticultura. In tante zone inoltre, senza la viticoltura eroica, noi avremmo anche grosse difficoltà in termini di manutenzione del territorio” ha concluso Marina Montedoro.

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