Il Referendum separazione di Mestre e Venezia ha fatto flop. L’affluenza si è fermata al 21,73 %. Mai stata così bassa.

Referendum separazione

Massimo Cacciari ha rilasciato il commento più tranchant. “E’ il risultato che mi aspettavo – ha commentato – e lo avevo previsto. Ora pensiamo ai problemi della città.” ha chiosato. Proprio il filosofo, con le sue invettive, aveva contribuito ad accendere un dibattito a ridosso del giorno dell referendum. Che di fatto non è mai decollato in una Venezia alle prese con il dramma della mareggiata di due settimane fa.

“Non si arriverà al quorum in attesa che un altro branco di mentecatti riproponga lo stesso referendum” ha dato fuoco alle polveri Cacciari. Ma non è servito per appassionare la città alla querelle. La consultazione ha attratto meno di 45 mila votanti su 206 mila. Ai separatisti rimane la consolazione che almeno ha vinto il sì tra quello sparuto gruppo di cittadini che ha deciso di esercitare il suo diritto ed esprimere la propria opinione.

La delusione

La delusione comunque è palpabile tra i fondatori dei movimenti. Per Stefano Chiaromanni, presidente del movimento per l’Autonomia di Mestre, sono mancati la coscienza di essere una comunità a Mestre. Questo è uno degli effetti del comune unito. Marco Sitran, primo firmatario della legge d’iniziativa popolare per la separazione e leader di “Venezia e Mestre. Due grandi città” riparte dalla vittoria dei sì.

“La previsione del quorum per validare la consultazione è illegittima – ha dichiarato – e attendiamo l’esito del ricorso al tar già presentato nei giorni scorsi. Il risultato di Venezia e delle isole è inequivocabile.” ha detto. – L’autodeterminazione della città non può dipendere dai mestrini.”.

Sembra che la situazione si sia capovolta rispetto a 40 anni fa, quando era Mestre a sentirsi assoggettata a Venezia. Ora è il centro storico veneziano e le sue isole, con neanche 60 mila residenti ufficiali, a sentirsi prigioniera della grande Mestre.

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