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Paola Scalari: “Parola di bambino” per aiutare i bambini

L'ospite di oggi è la psicoterapeuta Paola Scalari fondatrice del centro di età evolutiva del Comune di Venezia che in questi mesi pur essendo in quiescenza ha messo in piedi un progetto per aiutare i genitori ad aprire i loro figli duramente provati dall'isolamento a cui sono stati costretti dal covid.

L’ospite di oggi è Paola Scalari, nota psicoterapeuta nel veneziano, che ultimamente si è data molto da fare e ora è anche nota a livello nazionale.

Da sempre Paola Scalari si occupa degli adolescenti e ha fondato il “Centro dell’età evolutiva”, a Venezia.  Da tempo si sta dedicando ad un progetto che fornisce assistenza ai genitori nel crescere i bambini, che hanno attraversato delle difficoltà durante la pandemia. Si chiama “Parola di bambino”. In che cosa consiste?

“Credo che questo momento di ripresa sia molto importante, dopo quasi due anni di pandemia, osservare come i bambini e i ragazzi ne escono. È un’esperienza catastrofica, che è stata un trauma per tutti, che è stata una novità. Però, le persone più fragili, i bambini e i ragazzi, hanno vissuto questo momento di interruzione nell’evoluzione con grande difficoltà.”

Paola Scalari: il momento di grande difficoltà per i bambini, ragazzi, è stata la carenza di socialità.

“I bambini si sono trovati senza scuola, senza attività sportive, senza i loro coetanei e amici. Ognuno, rispetto alla sua età, ha sopportato questo periodo con più o meno risorse.  Certamente, i bambini crescono grazie anche alla socialità, alle attività sportive, perché per crescere hanno bisogno dei propri coetanei.

Il lockdown ha interrotto questo e l’assenza in presenza a scuola ha affievolito la socialità. I bambini e gli adolescenti apprezzano soprattutto gli intervalli, i momenti prima della lezione, quindi il tempo della libera socialità. Tutto questo è mancato, interrompendo il loro sviluppo ed è, di conseguenza, un trauma.  Perciò, bisogna intervenire precocemente, per prevenire le conseguenze del trauma nel tempo” ha detto Paola Scalari.

Qui si inserisce la scuola “Francesco Berto”. Questa scuola virtuale sta cercando di essere vicina ai genitori. Sono già partiti alcuni corsi in alcune città.

“Con la casa editrice, “Edizioni la meridiana”, abbiamo aperto questa scuola nel 2020, dedicata alla formazione di chi si occupa dei più piccoli. Abbiamo già un master di formazione. Quest’anno siamo partiti con questo progetto “Gruppi: parola di bambino”, che in tutta la penisola si creano questi gruppi, dove si raccolgono tutti gli adulti interessati alla formazione dei più piccoli. Queste figure adulte sono i genitori, insegnanti, educatori, neuropsichiatri, psicologi. Queste persone, insieme a noi, impareranno a riascoltare i bambini.”

“Gli stessi psicologici e pediatrici ci confermano che i bambini non stanno bene, soprattutto per l’aumento del 30% di malattie legate alla somatizzazione e alla loro sofferenza. Per questo abbiamo offerto questi gruppi, in cui ci saranno degli spazi di lettura per leggere una delle frasi prese dal libro “Parola di bambino”, poi faremo in modo che si possa apprendere un metodo per ascoltarli e per aiutarli nel loro sviluppo” ha detto Paola Scalari.

“Questi bambini hanno vissuto per lungo tempo in casa, da soli. Spesso, non tutte le famiglie avevano degli appartamenti adeguati o stanno bene insieme, perciò questi bambini non hanno avuto lo sfogo della scuola e delle altre attività. Sono compressi e bisogna aiutarli, perché sennò diventerà una generazione di bambini e ragazzi, che faticherà a stare con gli altri.”

I segnali di disagio

Qual è la “ricetta” che possiamo dare ai genitori per capire se ci sono segnali di disagio nei loro figli? Gli psichiatri hanno detto che sono aumentati i bambini che si sono rivolti alle strutture sanitarie per un aiuto. Quali sono le cause e i sintomi?

“La solitudine dei bambini esisteva anche prima della pandemia. La pandemia le ha portate in evidenza e le ha incrementate. I bambini che venivano lasciati troppo da soli, si sentono ancora più soli, anche a causa di quell’appoggio quotidiano dato dai compagni e dai coetanei che ora è venuto a mancare” ha detto Paola Scalari.

Se dei genitori hanno un bambino con un disagio, da cosa lo possono vedere?

“Se i genitori lo ascoltano, lo sentono nel cuore e nella pelle. Sentono la difficoltà che il bambino ha nell’affrontare la vita fuori casa, come la scuola e la dispersione scolastica. Molti studenti non sono più tornati a scuola.”

Questi episodi di abbandono scolastico si sono verificati anche al Nord o solamente al Sud?

“Anche qui tanti ragazzini non sono più voluti tornare a scuola oppure hanno difficoltà a riprendere l’apprendimento scolastico, facendo difficoltà a rimanere tra i banchi. Vanno a scuola, ma c’è il Green Pass, ci sono le mascherine, il gel. Il mondo è ancora in difficoltà. Non siamo ancora usciti dalla pandemia. Speriamo che la scuola rimanga aperta perché senza la “casa dei bambini” i bambini perdono un loro diritto, che non riguarda solamente l’apprendimento, ma anche la socialità.”

“I gruppi coordinati da esperti di gruppo di età evolutiva, con persone che vengono dalla scuola COIRAG di psicoterapia, mediatori familiari, assistenti sociali formati all’ascolto, lavoreranno per insegnarci a capire i bambini. Noi dobbiamo capirli e dobbiamo poter parlare con loro, che è diverso da interrogarli su come sia andata a scuola, come se fosse un quiz. Dobbiamo dedicargli del tempo, anche indirettamente. Per esempio iscrivermi a dei gruppi perché voglio capire meglio come stare con i bambini.”

Parlare con un bambino significa anche ascoltarlo?

“Sicuramente. Da una parte saperlo ascoltare entrando in empatia con lui, dall’altra facendo gli adulti. Qui si verifica una difficoltà di questo momento: gli adulti sanno fare gli adulti?”

Questa è una bella domanda

“Nei gruppi lavoreremo su cosa voglia dire essere un adulto educatore, capace di sedersi con lui ed ascoltarlo, ma poi alzarsi e sapergli dare quella sicurezza e quel sostenimento che hanno il diritto di ricevere” ha detto Paola Scalari.

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