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Nicola Pamio: una carriera tra Venezia e New York

Dal campanile di Scorzè alla fama internazionale: Nicola Pamio, tenore eclettico, ha conquistato New York e Venezia, tra lirica e successi indimenticabili

Nel 2011 il tenore Nicola Pamio è stato invitato a New York alla Carnegie Hall, riscuotendo un grande interesse anche dalla critica del New York Times. È una soddisfazione non da poco per un bambino che iniziò il suo percorso nella chiesa di Scorzè e arriva a New York a cantare con una critica così importante.

I primi successi di Nicola Pamio

Nicola Pamio: “Fu un’esperienza veramente d’altri tempi. Questo avvenne grazie anche al maestro Veronesi con il quale direttore d’orchestra, figlio di Umberto Veronesi, avevo avuto questa lunga liaison al Festival Puccini di Torre del Lago. Da questo grande sodalizio lui mi conobbe perfettamente come artista eclettico e pieno di possibilità. Mi offrì la possibilità di andare a New York per fare dapprima l’opera “Adriana Lecouvreur” con i massimi esponenti della lirica come Kaufmann, Gheorghiu, Ambrogio Maestri, Anita Rachvelishvili e tanti altri nomi di grandissimi cantanti. Questa fu una prima parte nel 2011.”

“Nel 2013 mi rinvita alla Avery Fisher Hall a New York, che è praticamente la sala adiacente al Metropolitan, una sala di 4.000 persone. E lì andiamo con Andrea Chènier, con il grande Alagna e tanti altri. Io ho avuto degli articoli molto belli e mai mi sarei aspettato che, da una figura minore di comprimariato, se ne parlasse. Ma ne parlò tantissimo il New York Times definendomi una gemma. Questo lo scrissero loro, non l’ho detto io, per cui almeno questo mi viene riconosciuto.”

Il Doge di Venezia e altri successi

La sua carriera poi prosegue con Zurigo, Parigi, il Festival di Salisburgo e tante partecipazioni al Festival di Puccini a Torre del Lago. La carriera del tenore si muove con tanti personaggi su tanti palcoscenici.

Nicola Pamio: “Beh, sì c’è uno sviluppo che mi porta in tutta Europa a un certo punto. Io incontro e conosco la grande Cecilia Bartoli, dalla quale parte un’operazione molto importante, che è l'”Otello” di Rossini. Questo parte da Zurigo e ci porterà poi a Parigi allo Champs-Elysées, a Vienna, al Festival di Salisburgo e tante altre località con il ruolo del Doge, il Doge di Venezia. E questa venezianità mi accompagna e mi porta anche in tutto il mondo: a Parigi, allo Champs-Elysees, ho rappresento il Doge di Venezia. È un’operazione che mi ha portato molta fortuna.”

“Ho lavorato, poi, anche al Teatro La Scala e al Teatro San Carlo di Napoli. Esiste anche il DVD, che gira in tutto il mondo, dove io, appunto, sono il Doge di Venezia. È un’operazione simpatica perché io per due mesi, ho dovuto entrare in un personaggio talmente vecchio, che anche nei minimi dettagli, come nella camminata, ho dovuto sudare parecchio per entrare nelle grazie di questi due grandi registi.”

Alcune collaborazioni artistiche

L’artista prosegue citando i suoi colleghi: “Ecco qua, per esempio, parliamo dei registi tra cui Damiano Michieletto, tra l’altro mio compaesano, entrambi siamo di Scorzè, con cui ero a Vienna per il suo “Otello” di Rossini. Ho collaborato anche con John Osborn, che è stato anche autore del Capodanno al Teatro della Fenice di Venezia. Poi Nino Machaidze, che ha fatto il disco con me. Qui sono con Fabio Sartori, un doposcala a Milano, ecco qui sono alla Venezia, dopo ben 17 anni, ritorno a Venezia per fare “Madama Butterfly”.”

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