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Enrico Cornelio: risarcimento delle vittime covid in case di riposo

L'avvocato Cornelio sottolinea la possibilità di chiedere un risarcimento in caso di morte di un caro, soprattutto nelle case di riposo

La guerra contro il Covid non è ancora finita, ma c’è già chi cammina sulle macerie in cerca di ricordi e affetti. Sono molti gli anziani che sono morti nelle case d riposo, senza aver salutato i propri cari e anche senza l’assistenza ospedaliera necessaria e ci sono cause legali in corso. Ne parliamo con il legale Enrico Cornelio.

Il caso seguito da Enrico Cornelio

“Il caso è di fine dicembre. Un’anziana che era entrata in casa di riposo sana, con tamponi negativi ripetuti più volte, che poi si è positivizzata. È rimasta isolata e presumiamo terrorizzata senza aver avuto nessun contatto con la sua famiglia e in una condizione spaventosa.

Dobbiamo cercare di immaginare come sono morte queste persone. È morta soffocata, perché i suoi polmoni non gli hanno più fornito ossigeno. Possiamo immaginare il livello di terrore di questa persona che non aveva più nessun punto di riferimento”.

Le case di riposo

“La terapia intensiva c’è in ospedale e non in casa di riposo. Nella migliore delle ipotesi in quest’ultima può esserci una bombola di ossigeno, ma non c’è nulla, a meno che non venga praticata un’anestesia. Non solo senza assistenza finale, ma con il rifiuto di essere trasferita in ospedale. E soprattutto che si è infettata in casa di riposo perchè non era stata avvertita del rischio che correva”.

La signora anziana

“È entrata il 20 agosto ed è morta il 28 dicembre. Il tempo c’era per avvisarla. I familiari non hanno potuto portarla via con se perchè non hanno pensato di farsi nominare amministratori di sostegno, quindi questa persona teoricamente era in grado di prendere decisioni per conto proprio”.

Il caso generale

“Vorrei parlare con gli spettatori del caso generale. Tutte queste persone morte per l’epidemia non sono morte perché non c’era niente da fare, ma perché non c’è stata un’igiene sufficiente per evitare che si infettassero. Non sono state informate dei rischi che correvano e quindi non hanno potuto affrontare le difficoltà con il minimo di difese di cui erano in possesso”.

Il risarcimento

“I familiari possono avere un risarcimento, il loro caro non gli sarà restituito. Non sono le denunce alla Procura della Repubblica che risolvono il problema dei familiari. Devono farsi carico del loro diritto quali eredi dell’anziano per essere risarciti di ciò che ha patito in vita, e come familiari per essere risarciti loro di quanto hanno perso. Sono somme ingenti che spettano a ciascuno nel caso di qualsiasi altra morte per colpa di qualcun altro. La colpa ci dev’essere, non è possibile che un anziano venga relegato in un luogo pericoloso come una casa di riposo e nessuno lo avverta che deve andarsene”.

Dimostrare la colpa

“Bisogna esaminare con cura l’aspetto medico-legale di ogni singolo caso per sapere cos’è stato fatto nei confronti della vittima per poter dare qualche speranza di salvezza. Spesso non è facile dimostrare la presenza di una colpa. Durante la prima ondata c’erano poche cure e il vaccino non c’era.

Sulla questione dell’obbligatorietà dei vaccini a chi lavora nelle case di riposo, siamo ancora ai progetti di legge. Nessuno può essere costretto a vaccinarsi tenuto conto che questi vaccini hanno controindicazioni quindi potrebbe potenzialmente dare dei danni. Ma sull’altro piano rispettando il diritto del lavoratore bisogna tenere conto che non dev’essere pericoloso per le persone”.

Un’attività pericolosa

“Sono dei panni molto scomodi, ma non è obbligatorio gestire una casa di riposo. Normalmente viene considerata un’impresa normale, ma in condizioni di epidemia è un’attività pericolosa, e se non la si sa gestire la si sospende. In primis pensiamo alla sopravvivenza di chi è a rischio, poi pensiamo alle persone non più abituate a vivere con la persona anziana. Ma per quanto anziano mio padre o mio nonno restano mio padre o mio nonno. Ho una responsabilità nei suoi confronti.

Ad uno ad uno è possibile avere un po’ di giustizia. Non si possono lasciare all’iniziativa della pubblica autorità che non ha il compito di risarcire i danneggiati”, ha concluso l’avvocato Enrico Cornelio.

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