La Voce della Città Metropolitana

Coronavirus, CGIA Mestre: a rischio il 5% dell’economia nazionale

Imprese allo stremo e associazioni di categorie pressate per avanzare richieste di aiuti. Cerchiamo di capire lo scenario economico di questo momento con Andrea Vavolo della CGIA di Mestre

“Coronavirus: Zona rossa a tutta la PaTreVe. Una decisione spropositata che rischia di bloccare una parte importante dell’economia del Paese. Queste 3 province, infatti, generano il 5 per cento del Pil e dell’occupazione nazionale e il 6 per cento di tutte le merci esportate dal nostro Paese. A differenza di quanto sta succedendo in alcune province della Lombardia, da noi non c’è alcuna emergenza sanitaria, la situazione rimane seria e difficile, ma del tutto sotto controllo.” A dirlo è il coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA Paolo Zabeo dopo aver appreso la notizia che il Governo ha deciso di estendere la zona rossa alle province di Padova, Treviso e Venezia fino al prossimo 3 aprile.

La manovra

Altrettanto preoccupato è il segretario della CGIA, Renato Mason:

“Pare di capire che questa scelta presa dall’Esecutivo non sia stata concordata né col Presidente della Regione Veneto, né con i Sindaci dei Comuni capoluogo che, sicuramente, avrebbero fatto notare che non vi è alcuna emergenza sanitaria. Speriamo che nel giro di qualche giorno  il Governo si ravveda e modifichi alleggerisca le decisioni prese in nottata”.

Coronavirus

Dalla CGIA fanno sapere che l’annuncio dato nei giorni scorsi dal Governo di portare fino a 7,5 miliardi il decreto per contrastare gli effetti negativi del coronavirus va salutato positivamente, anche se gli interventi che verranno messi in campo sono rivolti solo a contenere la crisi, mentre nulla è stato previsto per “aggredire” la recessione economica ormai alle porte. Ribadisce il segretario della CGIA, Renato Mason:

“Se da un lato il mondo produttivo chiede a gran voce una importante manovra espansiva in grado di rilanciare i consumi e la domanda interna, dall’altro il Governo affronta la crisi con misure di contenimento che sono certamente importanti,  anche se bisognerebbe integrarle con un importante piano di investimenti a medio-lungo termine. Per questo invitiamo l’Esecutivo a sbloccare le grandi opere pubbliche già finanziate o fermate dall’ eccessiva burocrazia, mutuando il successo che sta avendo il metodo Genova. Senza dimenticare che è necessario che la nostra Pubblica Amministrazione torni a pagare i debiti commerciali maturati con i propri fornitori”.

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