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Nicola Falconi: un museo dedicato alla gondola

Nicola Falconi, esperto di nautica e presidente dell'Ente Gondola, parla dei prossimi progetti che racconteranno il rapporto della città con il suo mare

Qui in collegamento con noi oggi uno dei personaggi più noti di Venezia, capitano nonché grande esperto di nautica, Nicola Falconi.

Lei ultimamente si è occupato di tante cose, tra cui la stesura di un libro sul relitto che ha rinvenuto. Inoltre, è riuscito a offrire alla città un’idroambulanza di cui prima era sprovvista. Ma soprattutto, uno dei suoi ultimi progetti, è stato creare un museo interamente dedicato alla gondola. Da dove vuole cominciare?

“Partirei, se me lo concede, dal museo che ha appena menzionato. Sono sempre stato un appassionato professionista del settore nautico e navale. Ho avuto poi l’opportunità di essere l’ultimo presidente dell’Ente Gondola, prima detto Istituzione per la conservazione della gondola e tutela del gondoliere. Qui, oltre al lato amministrativo a cui mi sono dedicato, è sorta l’idea molto ambiziosa di realizzare il museo della gondola a Venezia.

Perché questa esigenza? Venezia dopo tutto ha già un museo storico navale che parla a 360° di tutto il mondo marittimo e militare, e anche un museo dedicato alla produzione di vetro a Murano. Manca, tuttavia, un museo ad hoc per quello che in tutto il mondo viene visto come il simbolo principale della città” ha detto Nicola Falconi.

Anche perché la gondola costituisce un mondo a sé stante rispetto a tutto il resto delle imbarcazioni.

“Assolutamente. La gondola è una macchina incredibilmente efficiente, perché con lo sforzo che un uomo impiega a camminare riesce a portare quasi una tonnellata di carico. Per questo si può dire che, lungo tutta la sua storia evolutiva fatta di 8 tappe dal Medioevo a oggi, sia sempre stata una barca perfetta. Sappiamo tutti che la sua forma è leggermente storta. Questo perché, quando a guidarla è un solo rematore che voga da un solo lato, si creerebbe un effetto evolutivo che invece questa caratteristica riesce a ovviare.

A ciò si somma anche il contributo del gondoliere, che oltre alla vogata effettua la cosiddetta “parata” con il remo di taglio per controllarne l’andamento. Noi siamo senz’altro legatissimi al leone di San Marco in quanto simbolo marciano, ma è quello della gondola il simbolo più riconosciuta a livello mondiale.”

E non è un caso se qualche settimana fa alcuni costruttori di gondole che avevamo intervistato ci avevano detto di lavorare più per l’estero che per la città. Non la vediamo utilizzata infatti solo a Venezia, ma anche da turisti in alcune zone lagunari che si prestano a questa imbarcazione.

“Esatto, si tratta davvero di un oggetto unico al mondo. A Venezia esistono ancora pochissimi maestri d’ascia, esperti nella costruzione di gondole. Questi come da tradizione si servono del “cantier”, una sagoma su cui viene poi costruita la gondola secondo determinate misure, e di 12 diversi tipi di legname, arrivando a creare una macchina incredibile.

Non sono poi trascurati tutti i suoi accessori, tra forcolo, remi ed elementi di decorazione. Tra questi spicca ovviamente il ferro da gondola, non solo simbolico, ma anche con una funzione di contrappeso, e il ricciolo di poppa. Tutti elementi senza dubbio di grande fascino estetico, ma ognuno con una precisa funzione.”

Ha già pensato a dove potrebbe essere ospitato il museo?

“In questo caso l’ultima parola spetta all’amministrazione comunale. Sicuramente però gli spazi dell’Arsenale si presterebbero a un allestimento di questo tipo. L’ente Gondola aveva già questo scopo statutario di raccolta fondi; dopodiché l’amministrazione comunale, nell’ambito di una riorganizzazione economica e logistica, lo ha soppresso.

Tuttavia, l’idea di dare vita a un museo che possibilmente sia allocato anche in alcuni squeri dismessi, ha una portata culturale molto vasta. Certo dovrebbe trattarsi di un museo scientifico: insieme ai modellini di gondola del presente e del passato e qualche attrazione in realtà virtuale, sarebbe previsto anche un archivio in cui sia possibile ancora svolgere ricerca” ha detto Nicola Falconi.

Potremmo forse dire che la gondola sia la barca della resilienza, per riprendere un termine molto diffuso ultimamente. Messi alle strette dalle circostanze, ci si è visti costretti a migliorarsi per navigare senza problemi nella laguna.

“Certo. Va poi detto anche che il comune di Venezia ha fondato il nostro ente proprio perché la gondola non cadesse vittima dell’invadenza della motorizzazione e sparisse. Ricordiamo che le gondole che possiamo prendere ancora oggi a Venezia sono di due tipi: quelle dei nostri gondolieri, usate soprattutto a scopi turistici e quelle da traghetto, o quelle “da parada”, dei mezzi che collegano alcuni punti del Canal Grande altrimenti da raggiungere a piedi.”

Il suo libro,”Sulla nave dell’imperatore”, è incentrato sulla scoperta di questo relitto.

“Nell’ambito di una ricerca riguardo i siti sommersi del Golfo di Venezia, sono stati censiti degli affioramenti dal fondale sia di natura biologica, sia di relitti navali, che spaziano dall’epoca romana, al Medioevo, fino alla Prima e Seconda Guerra Mondiale. Alcuni relitti sono già noti, altri scoperti da zero.”

“Una delle scoperte più affascinanti è il relitto ottocentesco “Maria Anna”, ritrovato assieme ad una campana di bordo ancora integra. Si tratta di una nave rappresentativa del passaggio dalla vela al vapore, è una vera e propria nave mista: una macchina a vapore con ruote laterali. Possiamo definirla come la prima nave mista a vapore dell’Imperiale e Regia Marina Asburgica. Fu commissionata dal governo per dare un innesco alle successive costruzioni di nuova generazione – navi miste con la prima propulsione a vapore – e allo sviluppo mercantile e commerciale”  ha detto Nicola Falconi.

Lei è riuscito a raccogliere fondi per un’idroambulanza. In questo momento di Covid, una risorsa del genere dà sicurezza.

“Il soccorso in mare è una competenza specifica della Capitaneria di Porto della Guardia Costiera. Tutti gli altri soggetti, si approcciano per una collaborazione. Al di là dei mezzi del 118, ciò che mancava a Venezia era proprio un’idroambulanza di altura o da costiera, ovvero una nave non unicamente legata alle acque lagunari, ma in grado di andare fino a 12 miglia dalla costa.”

“L’abbiamo allestita ed offerta ad un’istituzione civile e militare: il Corpo Italiano di Soccorso dell’Ordine di Malta, un’associazione speculare alla Croce Rossa, mossa dalla vocazione di assistenza sanitaria e logistica. Io sono il comandante e, a bordo, abbiamo due ufficiali medici e due infermieri professionali. Questa unità è in grado di cooperare ad un ammaraggio di emergenza di un aeroplano o un aeromobile, portando con sé, non solo la capacità di intervenire in acqua, ma anche la preparazione nell’effettuare degli interventi sanitari sulle persone recuperate in mare, in attesa dell’arrivo del 118.”

È già intervenuta questa idroambulanza?

“L’ idroambulanza è entrata in servizio a fine maggio e la Guardia Costiera l’ha voluta all’interno di un’esercitazione SAR (Safe and Rescue, Salvataggio e Soccorso in mare) per soccorrere due persone, riuscendo a trasportarne addirittura tre” ha detto Nicola Falconi.

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