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‘Ndrangheta che ricattava gli imprenditori: 59 misure cautelari

Oggi è stato il giorno della conclusione dell'inchiesta sulle infiltrazioni dell'Ndrangheta nel Veneto e a Padova e Venezia 54 gli avvisi di garanzia. Dalle dichiarazioni di chi ha deciso di collaborare sarebbe emerso l'inferno delle estorsioni di cui erano vittime gli imprenditori

I primi sessanta si sono già insediati, ma entro fine mese ne arriveranno altri quaranta. Cento condannati per mafia che sconteranno la loro pena nella casa circondariale Filippo del Papa di Vicenza. Qui si verranno a breve a concentrare duecento condannati per 416 bis, accusati di ’organizzazione criminale ‘Ndrangheta

‘Ndrangheta

E’ questo lo sfondo dell’operazione scattata stamane e coordinata dalla Procura distrettuale antimafia di Venezia. Per tagliare i tentacoli della mafia in veneto i Carabinieri hanno notificato 54 avvisi di conclusione delle indagini preliminari in tutto il Veneto. Anche nel veneziano a Pianiga e a Spinea.

L’inchiesta

L’inchiesta era partita nel marzo. Aveva condotto a misure cautelari per 39 soggetti appartenenti a un’organizzazione criminale di matrice ‘ndraghetista operante in Veneto. Facente capo alla nota cosca cutrese “Grande Aracri”. E’ responsabile di gravi reati, tra cui l’associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione, violenza, riciclaggio, nonché emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti per oltre 30 milioni di euro. E al sequestro di 18 milioni di euro.

Ora gli indagati sono molti di più. Grazie alla collaborazione di questo primo gruppo di sospettati, sono stati accertati altri casi di estorsione commessi ai danni di imprenditori del veneziano e padovano. In particolare, è emersa la figura del calabrese, 54 enne, Mangone Antonio Genesio. E’ già agli arresti domiciliari, a cui vengono contestati 13 episodi di estorsione l’associazione di tipo mafioso. E’ ritenuto direttamente connesso ai fratelli Michele e Sergio BOLOGNINO, entrambi già indagati per lo stesso reato.

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