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Alpini molesti a Rimini, Luca Zaia: “Non generalizziamo”

C'è una denuncia contro un alpino che all'adunata di Rimini avrebbe importunato una donna. Ma le testimonianze sui social sono centinaia

La querelle sulle molestie di strada attribuite a centinaia di alpini stando ai post sui social durante l’Adunata di Rimini. Le donne dicono che è fatto culturale che va cambiato. Luca Zaia invita a non generalizzare

Alpini molesti

C’è una denuncia a cui forse ne seguiranno altre contro un alpino che all’adunata di Rimini avrebbe importunato una donna.

Si tratta di un’ombra che si allunga su un corpo militare molto caro al Veneto. Tanto che Luca Zaia non manca mai alle adunate e a questo proposito ha detto: “Ci andrò ancora alle adunate. Dopodiché, se c’è qualcuno che si comporta male, va condannato e punito senza se e senza ma. Ma da qui a dire che tutti gli alpini sono dei poco di buono, decisamente no. Le condanne, ci mancherebbe, tutti le devono fare; gli alpini le fanno per primi. Dopo però bisogna anche salvaguardare la foresta che cresce, che oggi non è sotto i riflettori, delle persone per bene che si comportano correttamente. C’è qualcuno che invece tende a fare di tutta l’erba un fascio. A me dispiace veramente. Sono andato alle adunate e continuerò ad andarci”.

Le denunce

Sono centinaia le denunce comparse sui social, che raccontano di uomini in preda ai fumi dell’alcool che hanno molestato donne e ragazze con battute pesanti, attenzioni non richieste. Episodi che, se accertati, sono stati definiti gravissimi dal Ministro della Lorenzo Guerini.

L’ANA ha respinto le accuse e si riserva di analizzare le denunce, se ve ne saranno. C’è infatti la concreta possibilità che le segnalazioni rimangano tali, dato che si tratterebbe di molestie sessuali di strada. Reato che non è previsto specificamente da una legge in Italia, come invece avviene in Francia.

Il PD

Le donne del Pd di Rimini si sono schierate contro le generalizzazioni, che gettano discredito su tutto il corso. Anche se le molestie di strada sono sempre condannate perché legate a una cultura che fa di una donna un oggetto.

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