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CGIA di Mestre: la tredicesima e la crisi del turismo

Arrivano le tredicesime e il mercato interno continua a sperare nonostante i dati in crescita del Covid che questo Natale porti un po' di affari. L'unica notizia certa per il momento è l'aumento dei depositi bancari. Ne parliamo con l'ufficio studi della Cgia di Mestre

Siamo in collegamento con Andrea Vavolo della CGIA di Mestre, per il consueto appuntamento quindicinale con il focus sulla situazione perché è davvero in continuo divenire. Ora si avvicina il Natale e si avvicinano le tredicesime, che solitamente sono molto attese dal mondo del commercio, della produzione e dell’industria. Incombe un’ombra su questo momento, che dovrebbe compensare le perdite dello scorso anno.

CGIA di Mestre

“Sì, è il momento delle tredicesime. Prima le prenderanno i pensionati e poi i dipendenti. Parliamo di un’ammontare considerevole, globalmente l’ammontare delle tredicesime lordo ammonta ai 45,8 miliardi di euro circa. È un affare anche per lo Stato, perché di questi 45,8 miliardi di euro, 11, quasi 12 sono ritenute e fluiranno nelle casse del fisco.

La rimanente parte, circa 33/34 miliardi di euro, rappresenta una boccata d’ossigeno per le tasche dei pensionati e dei lavoratori dipendenti e la tradizione vuole che vengano spese per i consumi. Speriamo che vengano spese nei consumi perché rappresenterebbe anche una bocca d’ossigeno per gli esercizi commerciali” ha detto Andrea Vavolo della CGIA di Mestre.

Speriamo perché con questi chiari di luna e con l’aumento dei contagi, la gente tende a non uscire e a non spendere per paura. Notizia di questi giorni: è aumentato ancora di più l’aumentare dei depositi nelle banche rispetto lo scorso anno. Si sta accumulando sempre di più questa valanga di denaro, di risparmio privato, che non viene immessa nel mercato e quindi non serve a nessuno.

“L’incremento è stato sia legato al fatto che la gente non usciva per via delle restrizioni, non li spendo e li metto via. Sia legato alla paura per il futuro e questo è l’aspetto più preoccupante in quanto questi soldi restano improduttivi e non essendo rimessi nel circolo economico, non generano ricchezza. Si spera che attraverso le tredicesime, si ritorni ai livelli di consumo registrati nel 2019, circa 9 miliardi di euro in consumi. Il commercio è un settore che avrebbe bisogno di iniezione di liquidità e di una ripresa degli affari. Se si guarda l’indicatore generale, sempre che sia uscito dal tunnel. parliamo di un incremento superiore a quello del 2019. In realtà se andiamo a guardarci dentro, scopriamo che le cose non stanno proprio così, almeno non per tutti.

La grande distribuzione ha degli indicatori positivi, però abbiamo la grande distribuzione legata al consumo alimentare, o legata ad alcuni tipi di beni, elettrodomestici e prodotti informatici, che crescono di più rispetto al 2019. Alcuni settori, abbigliamento, tessile, calzaturiero, hanno gli indicatori negativi. Sicuramente vanno male i piccoli negozi che fanno registrare un decremento del 2,1% rispetto al 2019, ma anche i mercati.

Il classico mercato rionale ha una perdita del 5,7%. In questo contesto, a crescere in maniera impressionante, è il commercio elettronico. Rispetto al 2019, nel 2021 si registra un 57,9% di incremento in più. Si capisce la speranza che questi 9 miliardi, speriamo che siano tali, vengano spesi sul territorio, in modo da ridare ossigeno alle nostro piccole realtà, che siano commercianti o artigiani che vivono nel territorio” ha detto Andrea Vavolo della CGIA di Mestre.

Posso aprire una parentesi su questo commercio elettronico? Non è una questione di capricci. Si tende a puntare su cellulari, computer, tablet, perché ormai si è sempre più legati per la scuola, per la didattica a distanza, ma anche per il lavoro. Piuttosto si rinuncia ad acquistare un vestito per investirli lì.

“Non si discute sulle scelte di ognuno. Prima viene l’indispensabile e poi le cose superflue. Più che altro è la tipologia di intermediario di commercio che viene scelta a fare la differenza. Nel momento in cui scelgo il commercio elettronico, vado senza dubbio a privilegiare un tipo di intermediario che magari non spende e non mi da un ritorno immediato sul mio territorio. Il piccolo commerciante o l’artigiano, non potendosi spostare, chiaramente paga qui le tasse e deve reinvestire nel nostro territorio il guadagno. Soffrono loro ma hanno sofferto anche tutti i settori legati al turismo: trasporto di persone, agenzie di viaggio, a tutti quei settori legati al turismo.

Questa estate abbiamo visto diverse famiglie italiane in vacanza che non sono andate all’estero, ma erano qui a fare le vacanze. Si era avuta l’impressione che si fosse tornati ai livelli precedenti. In realtà, i dati di cui disponiamo, evidenziano che nella nostra regione abbiamo avuto circa il 47% di arrivi turistici in meno, 61% riguardanti gli stranieri. Gli aeroporti hanno sofferto il 97% degli arrivi in meno, mentre la crocieristica è stata annullata. Tutto questo ha portato una riduzione. Prima di tutto delle aziende che vivono di turismo: alloggio, ristorazione, trasporto, tour operator, ma anche del nostro commercio.

Ma questo è il passato. Quello che spaventa è che questi settori, anche in queste settimane, non sono ripartiti. Soprattutto penso al trasporto: i tassisti, i gondolieri a Venezia, ma anche il noleggio con autista in tutta la regione; tanto che domani ci sarà uno sciopero di alcune sigle sindacali del settore, perché sono molto preoccupati.

“Diciamo che lo sciopero nasce dal fatto che, nel decreto Semplificazioni c’è una norma di legge che da una delega al governo per riformare il settore. La delega è molto aperta e c’è un passaggio che fa tornare alla ribalta l’attività di intermediazione tramite piattaforme. L’attività di protesta della categoria è rivolta al fatto che il mondo dei tassisti e il mondo artigiano, che è tutelato dalla Costituzione, e come tale è lavoro, perché la nostra repubblica è fondata sul lavoro. L’attività di intermediazione è altro dal lavoro, specie se effettuata tramite piattaforme elettroniche. Il nostro modello di trasporto pubblico longilinea è un modello formato da piccoli artigiani”.

Spieghiamo meglio, diciamo che sono persone che rispondono a chiamata. Invece, queste multinazionali che fanno da intermediarie, lo fanno appunto tra l’automobilista e il consumatore, cliente.

“Potrebbe entrare in gioco, nell’ambito del trasporto pubblico longilinea. Perché quando vediamo il tassista o il gondoliere, si pensa sempre ad un’attività privata, in realtà loro hanno tariffe amministrate, hanno un regolamento comunale al quale rispondere, devono rispondere a particolari standard. Ed è un’attività pubblica, complementare al trasporto pubblico come lo conosciamo, ne è una costola. L’intermediario privato che entra a gamba tesa in un settore regolato in questa maniera, potrebbe creare dei danni. Oltre che a sottrarre al nostro territorio della ricchezza per trasferirla altrove praticamente” ha detto Andrea Vavolo della CGIA di Mestre.

Poi, essendo un villaggio globale, funziona che vince chi pratica prezzi più bassi. Questo sistema porta il cliente ad avere un taxi per meno denari rispetto a quello che paga l’artigiano, ecco che cade in un qualche modo il palco.

“Diciamo che c’è un costante attacco alle attività artigiane con la scusa di concorrenza, che alla fine mette in ginocchio i piccoli. I quali non possono ovviamente andare a competere”.

I piccoli hanno dimostrato, che quando si mettono assieme in cooperativa, riescono a fare squadra, vero Andrea Vavolo?

“Esatto, perché i sistemi tramite piattaforma ci sono già. C’è un radio taxi veneto che risponde a chiamata e che quindi è benissimo in grado di andare. Quindi non si vede come mai dovrebbe entrare in gioco un terzo attore, magari neanche italiano, che deve gestire”.

Ne abbiamo parlato durante il Covid, non riuscivamo bene a capire perché ci fosse una scelta politica ben precisa in qualche modo a penalizzare i piccoli in favore delle grandi imprese, o se era semplicemente un fenomeno del mercato che la politica, in qualche modo, assecondava. Ci siamo posti questo interrogativo.

“Sì. Quindi diciamo che è elevata la guardia della categoria che sta cercando di capire come verrà attuata questa delega. Naturalmente, se ci saranno dei tavoli, si spera che ci sarà un confronto”.

Chiudiamo questa parte riguardo il trasporto. Parliamo dei mercatini di Natale, dei commercianti che rischiano. C’è questa paura.

“Certo la paura c’è legata alla ripresa dei contagi. Adesso siamo in attesa di un ulteriore provvedimento legislativo annunciato. Sembra che si vada verso un Green Pass rafforzato. Anche qui ci dovrebbe essere un’ulteriore regolamentazione, speriamo, in modo da evitare un blocco. Tutte le regioni sembrano spingere per mantenere aperto tutto, cercando di dare la possibilità a chi è vaccinato di muoversi liberamente e mettendo dei paletti verso chi non è vaccinato. In Italia siamo all’86% dei vaccini, in Germania molto meno e questo fa capire la diversità fra la situazione generale italiana e tedesca” ha detto Andrea Vavolo della CGIA di Mestre.

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