La Voce della Città Metropolitana

Centro Studi Storici di Mestre: tre premi per i 60 anni

Oggi intervistiamo Roberto Stevanato; presidente degli studi storici di Mestre. Per i 60 anni della fondazione mette in palio tre premi per tre tesi di laurea riguardanti ricerche su Mestre. I candidati hanno tempo fino al 30 aprile per mandare i loro elaborati.

Oggi per La Voce della Città Metropolitana diamo il benvenuto a Roberto Stevanato. Lui è il presidente degli studi storici di Mestre. Durante il covid in qualche modo il centro è stato un po’ paralizzato; ma adesso riemerge. Torna anche perché nel frattempo è passato un anniversario importante: 60 anni dalla fondazione appunto nato nel 1961. E quindi lo fa mettendo in palio tre premi per tre tesi di laurea riguardanti delle ricerche su Mestre. Grazie per questo collegamento Roberto Stevanato. Intanto diamo un po’ delle date cosi i ragazzi che stanno scegliendo la tesi possono valutare bene i tempi.

“Si. Noi abbiamo bandito questo premio. Abbiamo tempo fino al 30 aprile cosi che le persone interessate possano far pervenire i loro elaborati. Abbiamo pensato a una cosa molto snella, nel senso che possono farli pervenire direttamente attraverso posta elettronica; più una copia del documento di identità giusto per avere un riferimento. Oppure possono consegnarlo a mano presso la nostra sede su una chiavetta. Quindi in forma digitale. L’elaborato di tesi, questo elaborato deve avere un argomento ampio diciamo. Preferibilmente se fosse di storia del territorio ma anche se è un altra disciplina che riguarda il territorio va bene lo stesso. Che ne so, economia, geografia, scienze ambientali, scienze della terra, scienze sociali e quant’altro. Il territorio travalica i confini del Comune di Venezia. Abbiamo pensato di ampliare il territorio diciamo di interesse ai comuni limitrofi, andiamo fino a Mirano, a Marcon. Addirittura a Quarto d’Altino, ecco quindi i comuni anche della cintura.”

Anche perché i collegamenti, gli intrecci, hanno scambi notevoli tra Mestre e questi territori.

“Beh, dobbiamo considerare che Mestre è la sede. Ed lo è stata per secoli, il riferimento della podesteria che comprendeva un territorio molto ampio che arrivava fino a Zero Branco. Quindi diciamo, ricalchiamo anche se non precisamente, a grosse linee quello che poteva essere il territorio dell’antica podesteria.”

Diciamo anche la somma che mettete in palio, sono premi che possono servire, ad un ragazzo che si sta laureando.

“Si, noi avremmo gradito mettere qualcosa in più ma dati i tempi che corrono abbiamo cercato di fare del nostro meglio. Il primo premio sono 700 euro. Il secondo 500, il terzo 300 euro. Per un totale di montepremi di 1500 euro. Questi sono i premi per i tre vincitori, quelli che la commissione dei membri del direttivo del centro studi storici assieme a qualche esperto esterno poi valutano. Però a tutte le tesi che riteniamo che abbiano gli argomenti previsti dal bando noi diamo un omaggio di volumi del centro studi storici e la tessera associativa del centro studi storici per l’anno prossimo, per il 2023.”

Quello che mi preme sottolineare è che questo centro studi storici, che ovviamente è un po’ di nicchia e piace a chi ama la città in realtà ha un grande ruolo. Perché ha recuperato una memoria storica che rischiava di andare perduta in una città che negli anni ’70 ha conosciuto uno sviluppo incredibile, addirittura in 15 anni la popolazione è raddoppiata, mai in nessun’altra città di Italia c’è stato un fenomeno del genere. E i mestrini sono abituati a vivere nella loro città con le loro case a due piani, si sono ritrovati a veder distrutte queste radici e al posto di queste casette piccole si sono viste crescere questi palazzoni giganteschi; e si sono viste soprattutto sfilare da sotto i piedi una città e rifilare una città dormitorio. Quindi per questo il centro ha cercato di recuperare un mondo che stava scomparendo.

“Direi proprio di si. Io ho avuto anche l’avventura di vivere questa trasformazione essendo nato nell’immediato dopoguerra e quindi ho visto tutte le vicissitudini. Ricordo che quando i miei si sono fatti la loro piccola casa di abitazione praticamente eravamo in mezzo a un campo e c’era alcun tipo di servizio. Anche la strada era solamente tracciata in mezzo al campo. Non esistevano fognature, i servizi tecnologici come luce, acqua, un avventura riuscire a farseli arrivare. Nel giro di qualche decennio praticamente si è avuta questa rivoluzione. È una rivoluzione che è stata poco studiata e noi speriamo che fra le tesi che ci pervengono ci siano anche studi di questo tipo.”

Perché è importante studiare queste cose? Se uno non conosce le proprie radici e non sa da dove è venuto, non sa dove sta andando.

“Si secondo noi è importante conoscere le nostre radici. Ma anche da parte dei nostri amministratori sarebbe importante che conoscessero un po’ di più perché altrimenti certi provvedimenti cosi estemporanei calati dall’alto; senza uno studio di quanto è successo nel passato può comportare anche dei danni o comunque, delle stonature nell’ambito di quella che è la gestione corretta del territorio. Questo territorio ha avuto delle grossissime trasformazioni e sarebbe bene che venissero studiate in tutti i loro aspetti, sociale, economico, geografico, territoriale, umanistico.”

Certo. Il centro ha sede a Villa Pozzi, dove c’è una biblioteca che raccoglie appunto libri su Mestre. Libri che non sono neanche in commercio, davvero unici, che uno non può neanche andare su internet per trovarli. Alcuni magari sono stati messi online ma non tutti e quindi in qualche modo questo centro ha una piccola cassaforte di memoria che è preziosa. Un patrimonio.

“Un patrimonio che è messo a disposizione della città tutto a titolo gratuito. Noi non facciamo pagare niente a nessuno. Chi si appassiona e vuole associarsi ha il benvenuto e se vuole darci anche qualche piccola risorsa per poter campare, perché chiaramente le spese ci sono. Siamo all’interno di Villa Pozzi grazie all’amministrazione comunale che già da 25 anni ce l’ha concessa. È dal 1996 che abbiamo istituito questo centro culturale di cui i due pilastri sono da una parte, all’ultimo piano questa bella esposizione di minerali, fossili, conchiglie del gruppo scienze naturali Darwin; e al piano intermedio, piano nobile c’è questa biblioteca che ha molti volumi che non sono reperibili in commercio perché sono oggetto di scambio. Sono volumi magari fatti a livello locale da piccole comunità, e quindi in numero limitato di copie, che noi con scambi riusciamo a procurare. Questa biblioteca proprio per questa tipologia è stata riconosciuta biblioteca di interesse regionale dalla Regione Veneto.”

Con tutto questo patrimonio cartaceo, c’è un filo conduttore che unisce tutti e che in qualche modo ha fatto emergere un ruolo particolare di Mestre nei secoli rispetto a Venezia?

“Diciamo che se vogliamo vederlo con occhio di tipo pacifista; Mestre è una città che mai si è interessata di fare guerre o di creare situazioni di forza e di supremazia rispetto agli altri.”

Non si è mai messa in concorrenza con Venezia.

“Diciamo che Mestre viveva soprattutto di commerci e di servizi. Stiamo parlando soprattutto del centro storico di Mestre, del centro della città. Di commerci e di servizi. Proprio per questa sua posizione strategica che si trovava come baricentro tra le tre realtà importanti del territorio, che erano Venezia da una parte e Treviso e Padova dall’altra. Infatti Mestre è stata sede di mercati, di porti importanti, per molti, molti secoli. Era considerato il porto di Treviso e i padovani venivano a Mestre per scambiare le merci con i trevigiani. Ma chi voleva andare a Venezia doveva necessariamente passare per Mestre; il collegamento privilegiato era il Canal Salso.”

Interessante questo: che fosse considerato il porto di Treviso.

“Era considerato il porto di Treviso, e abbiamo dei documenti storici che lo attestano. Mestre vivendo della sua economia; derivata da questa situazione privilegiata, mi piace configurarla come una piccola Svizzera.”

Questo ci aiuta a comprendere maggiormente i mestrini. I mestrini doc per lo meno. Ovviamente poi dagli anni’70 sono arrivati da tutta Italia.

“Anche questo è qualcosa di importante da dire. Mestre è stata travolta negli anni in cui ha raddoppiato la popolazione da 100.000 a 200.000 abitanti; travolta da una massa di persone il cui 60% veniva da Venezia. Il 40% dal Veneto e dalle altre parti d’Italia. Mai sono successi problemi di integrazione.”

Mestre è sempre stata aperta a tutti.

“Ma si. Sempre stata aperta e non ci sono stati mai problemi. Queste persone che una volta maturati gli anni di pensione di tornare al paesello; dopodichè invece la situazione reale della vita è diversa da quella a cui uno aspira. Si sono trovati quindi a vivere qui. Il loro paesello è diventato qualcosa di estraneo; anche perchè nel corso degli anni si è trasformato. Hanno riscoperto qui la loro città. Manca ancora però questa coscienza civica che a nostro avviso dovrebbe esserci all’interno di Mestre. Si è persa con questa grande esplosione demografica e che non si è mai riusciti a costruire.”

E che grazie a istituzioni come queste si cerca di recuperare.

“Noi cerchiamo di dare il nostro contributo. Con i mezzi potenti del volontariato. Altri mezzi non ne abbiamo.”

Villa Pozzi c’è un’altra attività; che ha anche suscitato un po’ di polemica. Legata al recupero del patrimonio del merletto di Burano. Uno si chiede perchè questa cosa a Mestre e non a Burano.

“Diciamo che il titolo è stato dato dalla responsabile del gruppo. ‘Sacolà e ciagola d’ago’. ‘ciagola d’ago’ perchè vuole essere un sistema per tramandare l’antica tradizione del merletto di Burano; ma anche mezzo di socializzazione.”

Questo perchè molti veneziani sono venuti ad abitare a Mestre.

“Ma certo. Inoltre quando le donne a Burano si ritrovavano a fare il merletto in gruppetti di 3-4; e non solo lavoravano il merletto ma anche chiacchieravano. Un connubio tra arte del merletto e la comunicazione con le altre persone”

E poi c’è un’altra associazione. Che si occupa della ricerca della storia medievale. 1250-1350 come periodo.

“Questa si chiama ‘Ordinanza di Terrafirma’. Secondo le terminologie che si usavano quel tempo. È un gruppo che fa rievocazione medievale. Fanno ricerca presso archivi. Vanno a vedere quali sono gli usi e costumi medievali. Se costruissero i costumi utilizzando materiali il più vicino possibile agli originali. E cercano di rappresentare scene di vita medievale. La tenda, il campo, la cucina. Il tiro con l’arco e quant’altro.”

Presidente, dobbiamo finire qui. Tutto interessantissimo. Ricordiamo ai ragazzi che se vogliono presentare questa tesi di Laurea hanno tempo fino al 30 aprile. Grazie.

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