Ricorre domani il secondo anniversario del referendum sull’Autonomia del Veneto e i tecnici con a capo il costituzionalista Mario Bertolissi caleranno su Roma per riprendere le trattative.

Autonomia del Veneto

Secondo Bertolissi, che ha scritto un libro sull’argomento il referendum del 22 ottobre del 2017, è stato utile per dare forza alle trattative. “Perché – ha spiegato nel suo tomo di 187 pagine – un conto è presentarsi a Roma come ente regione, un conto è avere il mandato di oltre due milioni di cittadini ossia coloro che hanno detto sì all’autonomia”. Rimane nella storia recente il fallimento delle trattative con il governo nonostante ci fosse anche la lega, il partito sponsor di questa legge.

Abbiamo trovato un muro di gomma – ha spiegato il costituzionalista padovano, anche se secondo lui – la ministra leghista Erika Stefani ha lavorato bene.

Andando per esclusione rimangono dunque i ministri cinque stelle i veri responsabili del mancato accordo. Da domani si ricomincia ma anche se la delegazione incontrerà un ministro del PD, ossia Francesco Boccia, sembra che la strada sia irta di ostacoli. Tanto per cominciare Boccia vuole una legge quadro per l’intero paese, ossia vuole passare per il Parlamento.

Gli autonomisti

Secondo gli autonomisti si tratta di una scusa per procrastinare le decisioni: ci vorranno mesi e la Costituzione oltretutto prevede il contrario, ossia che si firmi un accordo stato regioni e poi si passi in parlamento. Bertolissi però vede rosa. Abbiamo materiale accumulato in un anno su cui lavorare e e il nuovo ministro ha tutto l’interesse a portare a casa qualcosa.

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