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Laguna di Venezia, allarme insabbiamento

Se si vuole fermare l'interramento della laguna e rendere i canali ancora navigabili vanno scavati almeno altri 20 archi

Archi interrati sotto il ponte della libertà vanno scavati, almeno altri 20 lato Mestre, se si vuole fermare l’interramento della laguna difronte a San Giuliano. E anzi, se si vuole rimuovere i sedimenti e renderlo ancora navigabile.

È la proposta dell’ingegnere Giovanni Cecconi, della Consulta lagunare del Polo Nautico di San Giuliano. Secondo la quale, con i 7 milioni forniti dall’Unione Europea al provveditorato al porto, che finora hanno finanziato un intervento di scavo dui tre archi, l’operazione è possibile senza attendere decenni.

Ing. Giovanni Cecconi, Consulta lagunare del Polo nautico di San Giuliano

“La situazione a San Giuliano sta peggiorando, il tasso di interramento è aumentato. È essenziale riaprire subito 20 varchi verso Mestre, nella prima tratta di ponte: 3 sono già stati aperti, 17 ne mancano. Solo se si associano a queste misure e a quelle in corso, si potrà contrastare l’interramento”.

Progetto per evitare insabbiamento laguna

Al progetto: l’ing. Cecconi, insieme ai volontari della Consulta, ci ha lavorato per 5 anni e dopo approfonditi studi e misurazioni, è arrivato alla conclusione che dei 37 varchi del ponte, è necessario sgombrarne altri 17, dato che 3 sono già liberi.

In questo momento, la corrente spinge l’acqua dalla bocca di porto di Malamocco verso le Fondamente Nove e spinge i sedimenti fino agli archi del ponte, lato San Giuliano, dove si depositano sulla fanghiglia non rimossa: favorendo la moltiplicazione, ad esempio, di ostriche. Che a loro volta, fanno massa impedendo la navigabilità.

“Ora, quanti e quali varchi aprire – continua l’ing. Cecconi – sicuramente il varco numero 1 va aperto. È  possibile rimuovere, com’è stato fatto al varco 223, questi 60 cm,, ion modo da consentire di poter transitare tranquillamente sino ad una marea di 110 cm”.

Situazione della laguna al limite

Del resto, la situazione ormai è al limite, con il tempo, le lagune tendono ad interrarsi e quella di Venezia non fa eccezione. Ormai, in molti punti di quello che sembra uno specchio d’acqua, ci si può camminare. E lo dimostrano, oltre che i pescatori con gli stivali inguinali che si scorgono spesso, anche gli aironi, che sembrano camminare sull’acqua come Gesù, e invece hanno le zampe ben poggiate sul fango, ricco di vermetti.

In ballo non è l’effetto poco poetico, a rischio è la navigabilità attorno al centro storico, oltre che tutto un habitat marino. Secondo lo studio della Consulta, è importante anche riaprire i collegamenti tra i canali di San Giuliano e Passo Campalto e il Vittorio Emanuele, e soprattutto scavare il canale dei petroli.

“Questo vedete – continua l’ing. Cecconi – è invece lo studio. Se il canale dei petroli,  opportunamente confinato, può essere utile a questo piano di naturalizzazione della laguna centrale. Ebbene sì, può dare un contributo del 20% di aumento del flusso, a patto che venga arginato con i sedimenti che vengono scavati: quindi viene riportata la profondità iniziale, e i sedimenti utilizzati per evitare le correnti trasversali. Costringendo l’acqua, non a passare come corto circuito intorno a Venezia, ma a fare un lungo giro, interessando questa zona davanti a San Giuliano”.

 

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