Oggi parliamo di grandi navi e lo facciamo con Filippo Olivetti, responsabile delle infrastrutture per la Confindustria, persona con competenza e soprattutto sa di cosa si sta parlando quando si tratta di grandi navi in bacino.

Cosa che forse pochi sanno, Olivetti è il vettore che ha organizzato il viaggio della River Countess, il famoso battello speronato dalla nave da crociera della Msc.

Professionista che viene da una famiglia di imprenditori di razza, la Bassani Spa, società di cui lui è amministratore delegato, che nasce nel 1930; è un esperto per quanto riguarda Venezia. Adesso si occupa di viaggi in tutta Italia, ma indubbiamente gli affari sulla città rimangono notevoli e  per questo – dichiara – sarebbe un vero peccato se si buttassero via le grandi navi.

L’industria croceristica

L’imprenditore spiega come il settore dell’industria crocerista è importante per tutto il sistema Paese. Venezia essendo un porto capolinea, ha un valore aggiunto che solo altri due porti italiani (Genova e Civitavecchia) possono vantare. Nella città iniziano e finiscono le crociere, quindi si nota un movimento molto più importante in termine di numero di passeggeri, ma sopratutto per quanto riguarda i pacchetti che vengono venduti pre e post crociera. Molti croceristi decidono infatti di soggiornare a Venezia uno o due giorni prima o dopo la crociera.

Vengono movimentate tutte le infrastrutture del territorio, dall’aeroporto, alla stazione ferroviaria, le autostrade, i parcheggi e tutto quello che c’è dietro.
L’impatto dell’industria croceristica sul territorio veneziano va tra i 350 e i 500 milioni di euro.

Il battello River Countess

Il battello “River Countess” costituisce un turismo fluviale che piace molto agli europei del nord, ma anche ai nord americani. Si tratta comunque di persone facoltose, una crociera infatti costa quasi 500 euro al giorno a persona.

Le opportunità dell’industria croceristica

Olivetti dice poi come ci sono delle opportunità nell’industria croceristica che devono essere colte da questo territorio e che non si può cancellato quello che ha rappresentato, rappresenta oggi e potrà rappresentare in futuro.

Questo è un settore in continua crescita e che dà occupazione a livello locale. Ogni nave che fa capolinea ha circa 100 addetti, giovani solitamente, nel suo staff.

Le grandi navi nel futuro

L’imprenditore continua poi spiegando come bisogna trovare una soluzione il prima possibile per il problema delle grandi navi.

Il territorio ha finalmente condiviso una soluzione, Marghera, per quanto riguarda le navi di una certa dimensione, le più grandi; e di Vittorio Emanuele per raggiungere la stazione marittima, dove sono fatti decine di milioni di investimenti in questi anni dalla Venezia Terminal Passeggeri e dalle autorità portuali, per ricostruire vecchi magazzini e riconvertirli in terminal per le navi.

La soluzione – ribadisce – va trovata al più presto e l’incidente del “River Countess” ne determini l’urgenza, oggi Marghera sembra quella più sensata. Confida nel fatto che il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Toninelli prenda una decisione e che sia condivisa con il territorio.

La preoccupazione di Confindustria

Conclude dicendo che la preoccupazione principale di Confindustria, che assiste le imprese del territorio, è che vadano perse centinaia di aziende, centinaia di milioni di euro di fatturato, ma soprattutto migliaia di posti di lavoro. Questa è la questione che solleva da 8 anni, da quando è cominciata la pressione mediatica e politica sulle grandi navi.

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