Truffe del finto incidente ad anziani: due arrestati

I carabinieri hanno arrestato due napoletani che utilizzando truffavano gli anziani con la tecnica del “finto incidente subito dal figlio” in particolare nel Nord est dell’Italia. Erano aiutati da due complici

Da diversi mesi, il Comando dei Carabinieri di Portogruaro ha moltiplicato gli sforzi investigativi ma anche le azioni preventive, tese a contrastare l’odioso ma purtroppo ricorrente fenomeno delle c.d. “truffe agli anziani”, o meglio intese come truffe alle fasce deboli. Azioni che determinano nella vittima un danno patrimoniale, ma non solo. Esse, ed è forse il danno maggiore, incidono in maniera profonda nell’intimità delle vittime, che giungono a perdere fiducia in sé stesse, arrivando anche a colpevolizzarsi per quanto subito.

In tale ambito ed in prosecuzione di una attività che non può certo dirsi ancora conclusa, i militari del Nucleo Operativo della Compagnia di Portogruaro, supportati dall’Arma di Napoli, alle prime luci dell’alba hanno dato esecuzione, in quel capoluogo, ad una misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti di Ciro Gallo 52enne napoletano, pluripregiudicato, e del figlio di
questi, Mario Gallo 29enne con precedenti penali.

I provvedimenti, che sono stati emessi dal G.I.P. presso il Tribunale di Pordenone dott.ssa Monica Biasutti, su richiesta del Pubblico Ministero di quella Procura, Dott. Pier Umberto Vallerin, che ha coordinato le indagini, hanno permesso di raccogliere gravi elementi a carico dei due, ritenuti a vario titolo responsabili di almeno undici distinti episodi di truffa, tra consumate e tentate, in danno di persone anziane. Reati posti in essere in Veneto, Friuli V. G. ed anche Puglia. Con loro, con profili penali meno marcati, risultano poi indagati ulteriori due soggetti, anch’essi residenti nel
napoletano.

Come operavano

Il modus operandi utilizzato dal gruppo investigato vedeva Ciro Gallo in coppia con il figlio Mario, o talvolta scambiandosi i ruoli con gli altri due denunciati, spostarsi a bordo di autovetture a
noleggio, in città distanti anche centinaia di chilometri dal capoluogo campano, e prescelte per le loro azioni delittuose. Una volta giunti a destinazione, entravano in gioco altri sodali che da Napoli, effettuavano delle telefonate con utenze mobili intestate a prestanome, verso numeri telefonici fissi, di residenti nella località scelta per colpire. In una giornata anche 100/120 tentativi da parte dei telefonisti di convincere gli ignari interlocutori, chiamati dopo averli scelti dagli elenchi delle pagine bianche.

I telefonisti, che si presentavano alle vittime come Avvocato e/o Maresciallo dei Carabinieri, riferivano che il loro figlio era stato arrestato per aver causato un incidente stradale e che erano
necessari soldi e/o monili in oro per pagare la cauzione. Il tutto con modalità tali da creare quanto più sconcerto e panico. Per evitare il carcere o altre gravi conseguenze legali ai loro cari, era richiesto un rapidissimo intervento di natura economica. Carpita la fiducia della vittima e determinato in essa preoccupazione e smarrimento, ecco che entravano in azione i complici. Avvisati che la telefonata era andata a buon fine, e ricevuto l’indirizzo, si precipitavano presso le abitazioni delle parti offese e, dopo essersi qualificati come avvocati o collaboratori di studio, si facevano consegnare considerevoli somme in contanti e/o preziosi, per poi allontanarsi velocemente dalla zona.

Messi a segno diversi colpi in un arco temporale limitato, nel tentativo di evitare l’azione di contrasto delle Forze di Polizia, cambiavano città, e spesso regione. Durante tali trasferte, che si protraevano anche per diversi giorni, gli stessi soggiornavano in alberghi ogni volta diversi, cercando così di non lasciare tracce del loro passaggio in zona.

Le truffe del finto incidente

Gli episodi contestati nel provvedimento abbracciano un arco temporale tutto sommato ristretto, ovvero ottobre 2017 – gennaio 2018, con ciò a testimoniare l’elevata capacità offensiva del gruppo.

Le indagini hanno preso avvio da due tentativi di truffa, effettuati in San Stino di Livenza il 24 ottobre 2017 (VE) e nel corso dei quali i telefonisti, per fortuna inascoltati, si erano qualificati come carabinieri. Da lì un rapido susseguirsi di colpi, e l’estenuante corsa per identificarli e fermarli da parte dei Carabinieri, quelli veri.

Fu poi la volta di San Vito al Tagliamento (PN) dove, il 7 novembre successivo riuscirono a farsi consegnare monili in oro per un valore di circa 1000 euro da una signora di 85 anni. Poi a Ceggia (VE), dove il 15 novembre 2017 la vittima, una donna di 69 anni, consegnava a Mario Gallo la somma contante di 4700 euro e oro per un valore di circa 5000 euro.

Dal 20 al 24 novembre 2017 ad essere colpite sono alcune città della Puglia. Squinzano (LE) dove la vittima, una donna di 76 anni, consegnava ai truffatori oro per un valore di circa 2000 euro. Poi Taranto dove il 24 novembre 2017 si contano due episodi di cui uno tentato e l’altro consumato in danno di una donna di 67 anni, che consegna alla banda 700 euro in contanti e diversi preziosi per un valore di qualche migliaio di euro.

Poi, convinti che le acque si fossero calmate, il ritorno nel Nord-Est. Eccoli a San Donà di Piave dove, il 29 novembre 2017, dopo una prima truffa non andata a buon fine, colpiscono nuovamente ma un improvviso rientro di un familiare durante la consegna dei soldi, induce il finto avvocato a spintonare il nipote della vittima, ed a fuggire con ben 2700 euro in contanti appena consegnatigli.

Il 30 novembre successivo è ancora la volta di San Vito al Tagliamento, dove una 80enne dopo aver ricevuto la telefonata da parte di un finto Maresciallo dei Carabinieri che gli annuncia che il figlio è rimasto coinvolto in un grave incidente, si sente male per lo spavento, al punto da dover essere ricoverata in ospedale.

Sempre il 30 novembre il gruppo colpisce anche a Casarsa della Delizia (PN). Qui, una signora di 75 anni dopo la “classica” telefonata, consegna denaro contante ed oro per un valore di circa 1500 euro, oltre alla propria tessera bancomat con la quale Gallo Ciro preleverà presso uno sportello bancomat di Casarsa, 350 euro.

Ancora, l’episodio del 1° dicembre 2018 a Martignacco (UD), dove un uomo di 86 anni ha consegnato alla banda 2250 euro.
Infine, l’episodio dell’8 gennaio 2018 a Scorzè, dove un’anziana del luogo consegnava al finto avvocato 2100 euro. In quest’ultima circostanza i servizi preventivi posti in essere dall’Arma consentivano, ricevuta notizia dell’avvenuta truffa, di intercettare l’autovettura su cui viaggiavano gli altri due complici dei Gallo, e di recuperare l’intera somma, poi restituita alla vittima.

Importante sottolineare che tale attività di indagine si è sviluppata parallelamente ad altra attività investigativa sempre condotta nel medesimo “settore”, coordinata dal P.M. di Pordenone dottoressa Monica Carraturo, e che aveva già condotto il 15 giugno scorso, a Giuliano in Campania (NA), all’esecuzione di una misura cautelare dell’obbligo di dimora e il divieto di allontanamento dal comune di residenza nei confronti di Leonardo Musdace, 22enne, pregiudicato emessa ancora una volta dal GIP Monica Biasutti. Insieme a lui, ma destinatario di provvedimento di custodia cautelare in carcere, Eduardo Cannavacciuolo, 34enne pluripregiudicato da Secondigliano (NA), tratto in arresto nel torinese, e tuttora ristretto nel carcere di Torino. Quest’ultimo, individuato con il ruolo di telefonista.

Anche per loro, i militari del Nucleo Operativo di Portogruaro hanno raccolto gravi elementi indiziari in ordine a quattro tentativi di truffa posti in essere il 16 gennaio u.s. tra i comuni di Azzano Decimo (PN), San Vito al Tagliamento (PN) e Portogruaro, oltre ad una truffa consumata a San Stino di Livenza (VE), in danno di un 67enne, che consegnava ai truffatori monili in oro per un valore di diverse centinaia di euro.

Quest’ultima attività, è stata resa nota solo oggi, allo scopo di poter proseguire in maniera efficace le indagini che hanno portato ai due provvedimenti custodiali eseguiti nella mattinata odierna. Sebbene non siano stati raccolti elementi che consentano di affermare che vi siano collegamenti tra i due gruppi, notevoli sono gli elementi ricorrenti. Modus operandi, area geografica di provenienza, utilizzo di autovetture a noleggio e elevata mobilità sul territorio nazionale, tipica dei c.d. pendolari del crimine o trasfertisti. Alle indagini, che proseguono, anche il compito di stabilire se vi sia, dietro tali similitudini non già il caso, ma piuttosto un’organizzazione strutturata e ben più ampia.

Si consideri che nel breve periodo oggetto d’indagine Gallo Ciro e figlio, anche con il concorso di altri due soggetti che come detto risultano coindagati, hanno sottratto alle vittime preziosi per circa 12.000 euro e contanti per complessivi 13 mila euro.

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