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Villa Revedin Bolasco: paradiso nascosto dell’Università di Padova

L’università di Padova ha aperto da alcuni mesi su prenotazione uno dei gioielli della marca trevigiana Villa Revedin Bolasco con il suo parco premiato come il migliore d’Italia. Un paradiso nascosto che da solo vale la visita

Nel 1571 la chiamavano il paradiso e apparteneva ai Tempesta, ora gli unici a godere di una vista straordinaria su otto ettari vincitori della XVI edizione del parco più bello d’Italia sono i pazienti dell’ospedale di Castelfranco Veneto e da circa un anno alcune migliaia di visitatori.

Una villa unica

I più non sospettano che nel cuore del centro storico ci sia un tale gioiello naturalistico con annessa una villa altrettanto unica. C’è voluto un assessore alla cultura tenace Giancarlo Seran, una dirigente regionale che è riuscita ad ottenere fondi europei per il restauro e la generosità dei discendenti della famiglia Revedin Bolasco che hanno donato il complesso all’università di Padova per far uscire dall’oblio un patrimonio che potrebbe diventare un volano per il turismo della zona dopo essere stato Villa Patrizia, azienda agricola e attualmente sede universitaria. Ci ha fatto da guida Raffaele Cavalli docente di territorio e sistemi agro forestali dell’Ateneo di Padova, l’angelo custode della villa.

Del 500 rimane in piedi un rustico ancora da recuperare, il resto è stato demolito dopo che Napoleone ha eliminato le agevolazioni fiscali per i nobili e costringendo molti a distruggere le loro residenze che erano anche aziende rurali ed a trasformare il parco in campi da coltivare.

Fino a quando i fratelli Revedin incaricano l’architetto Giovan Battista Meduna nel 1852 a costruire il nuovo palazzo e l’architetto vicentino Antonio Caregaro Negrin di ricostruire il parco ispirato al modello inglese. Così ora sono stati consegnati ai posteri la villa costruita su una corte rettangolare che conta una splendida scala, ogni gradino di marmo riporta intarsi diversi, la sala biliardo, la sala delle feste con tanto di spettro portafortuna che compare su un dipinto, la scuderia liberty con ancora il nome dei cavalli ispirato ai protagonisti delle opere liriche, una passione dei Revedin, e poi la cucina con una tavolo di marmo così pesante che scoraggiare qualsiasi razziatore durante le guerre e soprattutto il parco.

Il parco

Di cinquecentesco nel parco rimangono le statue, alcuni volti sono stati ispirati da galeotti veneziani per le frequentazione dello scultore e l’acqua che è tornata a scorrere su un impianto preesistente. Scorci affascinanti sono offerti dalla cavana e dalla colombaia. La villa e il parco sono stati aperti per la giornata della cultura a tre delegazioni dell’Accademia Italiana della Cucina di Treviso e Vicenza, una giornata che spera di fare da apripista.

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