Un ipotetico o simbolico ritrovamento archeologico al centro di un campo veneziano offre una profonda riflessione sull’impatto dell’overtourism (il sovraffollamento turistico) a Venezia, utilizzando una potente metafora per illustrare la situazione attuale della città. Racconta del rinvenimento di calchi e impronte di persone che circondano una figura centrale femminile chiamata “Venezia”, paragonando lo stato attuale della città a quello di Pompei,. Questa immagine serve a evidenziare come il turismo di massa rischi di “cristallizzare” la città, trasformandola in un mero monumento anziché in un luogo vivo e pulsante. Il narratore incoraggia gli spettatori a ripensare il proprio approccio al viaggio. Invece di limitarsi a fotografare i monumenti, l’invito è a coltivare un “turismo interiore”, un viaggio dentro se stessi per riscoprire la memoria, la coscienza e un legame più profondo con i luoghi che visitiamo.
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