L’artista parte dalla tragedia personale dell’omicidio di sua madre in una baraccopoli per parlare di violenza sulle donne e criminalità sociale. Sul palco vengono utilizzate lastre e latte di zinco su cui i performer camminano e interagiscono, richiamando la sensazione di oppressione e prigionia. La performance impone movimento in condizioni fisicamente complesse, riflettendo la violenza quotidiana e la mancanza di tutela delle comunità vulnerabili in Sudafrica. Nyamza spiega che l’opera punta a stimolare la consapevolezza del pubblico ed esplorare nuove forme espressive.
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