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Venezia: come cambiano gli abiti nei secoli

L'abbigliamento cambia continuamente, a seconda delle epoche e delle classi sociali: gonne lunghe che si accorciano sempre di più, mantelli, camicie e corsetti stretti e larghi, maniche attillate o a sbuffo, pizzi e parrucche. Tutto si modifica, dai colori alle fogge, dalle calzature alle acconciature   

Una cosa è coprirsi e un’altra è vestirsi. La moda, intesa come evoluzione e mutamenti negli abiti, cambia e si evolve nel corso dei secoli, sin dalla nascita di Venezia, che festeggia i 1600 anni dalla sua fondazione. Un lungo percorso, in antichità legato alle condizioni climatiche e successivamente alle condizioni generali di vita, al mutamento di tali condizioni, all’influenza di eventi politici e sociali, allo sviluppo della civiltà e al suo diffondersi.

E l’abbigliamento cambia continuamente, a seconda delle epoche e delle classi sociali: gonne lunghe che si accorciano sempre di più, mantelli, camicie e corsetti stretti e larghi, maniche attillate o a sbuffo, pizzi e parrucche. Tutto si modifica, dai colori alle fogge, dalle calzature alle acconciature.

Lo scialle

Filo conduttore nell’abbigliamento veneziano, ancora in epoca paleoveneta, che continua a ripresentarsi nei secoli è uno scialle, detto fazuolo e poi cendale, ninzioletto, tonda, sial, che le donne usano per coprirsi il capo. Lo scialle persiste nella moda dei fazzuoli cinquecenteschi e nei cendali e nei ninzioletti settecenteschi; nell’Ottocento, con l’emergere di borghesia e proletariato a seguito della Rivoluzione francese, lo scialle – nero e con lunghissime frange – diviene il soprabito per eccellenza della veneziana, che lo porterà con tanta grazia da divenire simbolo, assieme al leone e alla gondola, della città stessa.

Le pellicce a Venezia

Molto usate, nel corso dei secoli, sono le pellicce, soprattutto di agnello e scoiattolo nel ceto medio, mentre nelle classi popolari si diffondono le pellicce di volpe, di gatto, di lepre, di cane. I patrizi in generale, e i magistrati in particolare, indossano una toga foderata di ermellino e di vaio con il pelo rivolto verso l’interno. Nel Quattrocento la pelliccia ha il suo massimo sviluppo: a Venezia si guarniscono e si foderano cappucci e mantelli, guanti e cappelli, ma anche berretti da notte.

Nascita dei bottoni

Ma se in età romana i veneti indossavano comunemente il cucullo, pratica cappa con cappuccio, accolto non solo dalla gente comune, ma anche dalla classe abbiente durante viaggi o per proteggersi dalle intemperie, è l’ascendenza bizantina a influire sull’abbigliamento dell’epoca: gli uomini indossano una corta veste bianca e una sopravveste lunga color azzurro o porpora, mentre le donne abbelliscono le acconciature con bende, nastri e trecce finte.

Nel Duecento nascono i bottoni detti pomelli o maspilli, che rendono possibile una maggiore aderenza delle vesti e trovano subito una larga diffusione. In questo periodo, le vesti delle donne aumentano in ampiezza della scollatura e diventano aderenti ai fianchi per essere poi fluenti fino ai piedi.

La moda nella seconda metà del 1400 a Venezia

Ma bisognerà attendere il Rinascimento per riscoprire delle fogge tutte veneziane. Nella seconda metà del 1400 la moda veneziana inizia a svincolarsi da quella europea. Le donne veneziane rinunciano alla diffusa consuetudine di depilarsi la fronte per raccogliere invece i capelli in un “fungo”‘ sulla sommità del capo, lasciandone altri, corti ed arricciati ad incorniciare il viso.

Sulla veste con maniche attillate, staccate al giro-spalla e tagliate al gomito, da cui esce in candido sbuffo la camicia, aderente nel corto corpetto, stretto sotto al seno, scollatura a barchetta, indossano una sopravveste con pettorina, con maniche amplissime e strascico. Cominciano a comparire sui bordi delle camicie o delle vesti le prime dentellature di merletto ad ago o a fuselli, che tante preoccupazioni daranno nei secoli a venire ai magistrati addetti a frenare i lussi e le pompe dei veneziani.

Anche per gli uomini si evidenzia una certa originalità: i nobili, i dignitari, i medici, gli avvocati indossano la toga che può essere pavonazza, cremisi o nera, foderata o meno di pelliccia a seconda della stagione. Le donne tendono a portare calzature dalla zeppa molto alta, i cosiddetti calcagnini, e lo faranno per tutto il secolo successivo nonostante i divieti suntuarii.

Limitazioni e moderazioni

Nel corso dei secoli, il Magistrato alle Pompe dovrà intervenire continuamente per limitare gli sfarzi nei costumi. Le sue radici vanno ricercate alla seconda metà del XIII secolo, ma viene istituito ufficialmente il 17 novembre del 1476 e nel 1514 è superato dal Collegio delle Pompe, un organismo formato da tre Provveditori a cui si aggiungono, nel 1559, due sopraprovveditori.

Questa magistratura aveva solo poteri esecutivi, mentre quelli legislativi erano sempre in capo al Senato. Lo scopo era il contenimento e la moderazione nel vestirsi e nello sfoggiare oggetti e indumenti preziosi e di lusso. Le leggi in questo senso riguardarono perfino le gondole e il Magistrato alle Pompe impose che tutte fossero dipinte di nero, compreso il felze e le altre coperture.

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