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Venezia al bivio: i rettori puntano sugli studenti

Il modello Boston non basta per ripopolare Venezia. La città va ripensata. A dirlo è Nicola Pellicani nelle vesti di segretario della Fondazione intitolata al padre e per dirlo ha organizzato un ciclo di incontri

Ripopolare Venezia attraverso l’accoglienza di almeno 60.000 studenti è il modello Boston, che il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, in tandem con le università della città, sta perseguendo autorizzando la costruzione di alloggi per studenti e creando infrastrutture e collegamenti tra i dipartimenti per migliorare la mobilità tra le sedi universitarie.

Gli incontri promossi dalla Fondazione Gianni Pellicani

Si è parlato di questo durante il primo di un ciclo di incontri iniziato il 16 maggio nell’auditorium M-9 a Mestre e promosso dalla Fondazione Gianni Pellicani.

L’iniziativa è stata organizzata in occasione dei 15 anni dall’inaugurazione della Fondazione alla presenza dell’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e ha per titolo ‘Ripensare Venezia’.

Nicola Pellicani, Segretario Fondazione Gianni Pellicani

“Penso ai giovani, alle nuove generazioni, e quindi al rapporto tra città e università. Oggi iniziamo questo ciclo di incontri proprio da questo con il rettore dello IUAV, Benno Albrecht. Egli ha messo a punto un progetto molto innovativo per raddoppiare il numero degli studenti di Venezia, portandolo da 30.000 a 60.000.

Certo, non sarà sufficiente questo, perché solo un mix di azioni potrà rilanciare e sollevare Venezia”, afferma Pellicani.

Un mix di iniziative e azioni

Secondo Nicola Pellicani, sono tanti i temi e i quesiti che chiamano in causa Venezia, città che nei secoli ha saputo sempre reinventarsi ai cambiamenti imposti dalla storia. Ed è importante non potenziarne soltanto uno fra tanti, perché potrebbe creare squilibri. Meglio puntare sulla sostenibilità.

“Dobbiamo ripartire cercando di tenere insieme, però, un mix di iniziative e azioni che devono riguardare innanzitutto la base economica della città. Questa non può più infatti essere improntata esclusivamente sulla monocoltura turistica. Abbiamo visto anche drasticamente durante il lockdown tutte le derive negative della monocoltura turistica.

Quindi serve una nuova base economica, lavoro, sostenibilità ambientale. Lavoro che riguardi la città antica. Ovviamente quando parliamo di città ci rivolgiamo a tutta la città metropolitana che ruota attorno a Venezia. Quindi penso al futuro nel segno della green economy di Porto Marghera”, spiega Pellicani.

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