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La cover di “C’è chi dice no”, l’album del 1987 di Vasco Rossi all’origine di una polemica tra musica e politica.

Vasco Rossi chiede alla politica di non appropriarsi delle sue hit

Vasco Rossi scende in campocon questo post – in cui vieta ai politici l’uso delle sue canzoni per le loro campagne di propaganda. Una presa di posizione sollecitata, probabilmente, dall’intervento del senatore del Movimento 5 Stelle Gianluigi Paragone, che citava la title track dell’album del 1987, C’è chi dice no, per annunciare la sua posizione contraria all’accordo dei suoi con il PD per dare vita al nuovo governo Conte.

E l’accusato Paragone cita il film di Massimo Troisi “Il postino”

«C’è chi dice no lo dico io: i politici devono mettere giù le mani dalle mie canzoni», scrive il Komandante, invitando i parlamentari a usare le proprie parole senza strumentalizzare la musica e sottolineando che non «si può pensare che io sia d‘accordo con le opinioni di chi usa le mia musica per chiarire le sue idee confuse». L’ex conduttore tv Paragone, da parte sua, ha risposto citando una battuta del film “Il postino”, in cui il protagonista Massimo Troisi dice al poeta Pablo Neruda: «La Poesia non è di chi la scrive…».

Jovanotti si scaglia contro le associazioni ambientaliste

Jovanotti, invece, se l’è presa con alcune delle principali associazioni ambientaliste ree di aver messo i bastoni fra le ruote del suo Jova Beach Party, che sabato sarà di scena a  Montesilvano e poi chiuderà i battenti il 21 settembre a Linate. In questo lungo post sulla sua pagina Facebook si lamenta per le continue polemiche che hanno segnato il tour balneare, accusando il cosiddetto “mondo verde” di essere «più inquinato dello scarico della fogna di Nuova Delhi!».

Le repliche difensive degli accusati Legambiente e Italia Nostra

Due dei principali imputati si sono difesi tramite il propri presidenti: Stefano Ciafani, di Legambiente, ha spiegato che loro non hanno criticato il Jova Beach Party, ma solo fatto rilievi puntuali su tre tappe; Mariarita Signorini, di Italia Nostra, si è detta esterrefatta per il linguaggio usato da Lorenzo: «una caduta di stile che ci ha lasciato amareggiati».

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