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Uno dei lavori più fotografati della 61esima Biennale d’Arte: “The End of the World”

Un lungo corridoio illuminato di luce rossa, tutto questo spazio è costruito per contenere un cubo di pochi centimetri di lato, composto dei dieci minerali più critici, che sono al centro di vere guerre per appropriarsene: cobalto, terre rare, rame, stagno, nichel, litio, manganese, coltan, germanio e platino. È l’opera “The End of the World” di Alfredo Jaar, monito e cattedrale al tempo stesso, profondamente calata nel senso di questa Biennale “In minor Keys”. Nello stesso modo lo è anche il film “Mercurial New York” dell’artista Rose Salane, ha voluto raccontare la sua città attraverso i dialoghi delle persone, attraverso le storie che si intrecciano, comuni e uniche, per costruire, come accadeva agli angeli di Wim Wenders, una narrazione polifonica che, in fondo, possiamo definire l’anima della metropoli. Per arrivare da JR invece serve uscire dalla Biennale e prendere il vaporetto: l’artista francese ha infatti scelto di installare la sua personale versione delle Nozze di Cana di Paolo Veronese sulla facciata di Palazzo Ca’ da Mosto, questa volta i protagonisti, vengono dalla vita reale, sono 176 persone legate al Refettorio Paris, che nella capitale francese offre pasti a chi è in difficoltà.

 

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