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Tiziano Barone: saldo attivo, gran parte a Venezia

Gran parte del saldo attivo si realizza a Venezia, che ha usato le potenzialità di crescita che il mercato le ha dato, spiega Tiziano Barone

Il conduttore Alfredo Aiello presenta la puntata con una nuova slide, proposta per comprendere i livelli di assunzioni e saldi nel veneziano, anno per anno. Il dato evidente è che gran parte del saldo attivo si realizza a Venezia. Chiede, quindi, a Tiziano Barone, come lui si spieghi questo fatto.

Tiziano Barone, Direttore Veneto Lavoro

“La spiegazione principale è che: Venezia ha utilizzato tutte le potenzialità di crescita che il mercato ha dato, quindi principalmente c’è il turismo, ma non solo il turismo. Tutto l’indotto dei servizi che genera il turismo. Di fatto, 26.353 su 57mila come saldo in termini di posizioni lavorative create nuove, dice che Venezia la fa da padrona. Insieme a Verona; anche se Verona, è un po’ più indietro rispetto al 2019.

– Il conduttore chiede come mai, nella provincia di Belluno, vediamo un saldo negativo –

Il saldo negativo è dettato, in particolare, ad una riduzione rispetto ai mesi finali invernali. Quindi c’è stata una perdita su quella dimensione. C’è da dire però che, complessivamente, sia a livello regionale, ma soprattutto a livello delle piccole province, la presenza o l’assenza di grossi operatori, spesso fa la differenza.

Faccio un esempio: il saldo positivo della provincia di Rovigo è dettato principalmente dalla presenza di Amazon nel territorio del Polesine, di conseguenza un’azione di attrazione di investimento, relativamente ad attività produttive o di servizi nella nostra regione porta sempre, soprattutto quando abbiamo a che fare con grandi imprese, anche multinazionali, benefici straordinari.

Per esempio anche su Verona;  come nel Polesine la presenza di Amazon, qui la presenza di Zalando, ha rappresentato uno squarto di almeno 1 migliaio di nuove assunzioni.

Quadrante Europa

– Il conduttore interviene chiedendo a Tiziano Barone se, nel quadrante Europa, non c’entrano i problemi legati alla logistica, ai trasporti ed alle infrastrutture –

Allora, la logistica, i trasporti e le infrastrutture è un settore che nel quadrante Europa, a Verona, non ha avuto difficoltà e ha sempre mantenuto una crescita. Devo dire che la provincia di Verona ha la fortuna di poter avere più settori contemporaneamente presenti:

  • il turismo, con il lago
  • l’agroalimentare, fondamentale
  • la logistica, con i servizi
  • l’università: sicuramente importante, ma genera servizi interni alla città

Da questo punto di vista Verona rappresenta un punto di attrazione anche per soggetti che, dall’estero, volessero insediarsi nella nostra regione, con utilità anche logistiche; perchè comunque, il fatto di avere l’asse nord/sud, est/ovest sempre disponibile, rappresenta un’opportunità straordinaria.

Dato limitato a Vicenza

– Il conduttore interviene per chiedere come si spiega il dato molto limitato di Vicenza –

Perchè su Vicenza non interviene moltissimo il settore turistico che, ripeto, per noi rappresenta comunque una porzione importante. C’è solo da attendere, su Vicenza, il consolidamento della fase di ripartenza del post-covid, soprattutto nelle attività manifatturiere. Noi comunque su Vicenza abbiamo tutta una serie di settori che sono agganciati all’economia tedesca, soprattutto dell’automotive, che hanno vissuto molto bene negli anni precedenti e adesso stanno scontando l’incertezza rispetto all’evoluzione delle auto.

– Il conduttore interviene nuovamente ricordando il saldo positivo di Rovigo grazie ad Amazon. Chiede a Tiziano Barone se lui ritiene che, per quanto riguarda l’agroalimentare, ci siano prospettive di crescita –

Io credo che, se guardiamo la dinamica occupazionale del primario, c’è stata dal 2008 in poi una leggera crescita. Quindi, il primario, si è mantenuto, è cresciuto. Ed è un bene, è una cosa importante. Ma i grossi numeri non si fanno nel primario. Teniamo conto che poi, il dato con cui noi chiudiamo la bussola: facciamo i conti, del bilancio occupazionale, dal 23 febbraio 2020, che vuol dire dagli inizi, giorno dopo della chiusura per il covid, al 31 maggio 2022.

Noi abbiamo avuto un saldo occupazione tra: tempi determinati, tempi indeterminati e apprendistato, quindi restando sui contratti principali, di 76mila posizioni, complessivamente. Quindi, dal 23 febbraio al 31 maggio, proprio le ultime righe del report, 76mila posizioni. Vuol dire che, nonostante siamo finiti in una burrasca, in un temporale, in un terremoto e adesso abbiamo lo scossone, soprattutto legato all’inflazione; dettata dalla carenza alle materie prime: frutto del conflitto in Ucraina. Nonostante questo, noi abbiamo incrementato di 76mila posizioni lavorative in questi anni.

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