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La Fenice: le maestranze, vera anima del teatro

Domani 29 gennaio è l'anniversario dell'incendio del Teatro La Fenice avvenuto 26 anni fa e proprio per rendere omaggio a questo luogo di arte e cultura puntiamo i riflettori su chi di solito lavora dietro le quinte, sulle impareggiabili maestranze, vera anima e vero cuore di ogni teatro. E allora conosciamo il capo macchinista Andrea Muzzati, da oltre 40 anni prezioso testimone di ciò che accade sul palcoscenico della Fenice

Andrea è semplicemente un costruttore di sogni. Fare il macchinista in teatro, significa far apparire, quasi con uno schiocco di dita, palazzi, boschi, vascelli fantasma e qualsiasi altra fantasmagoria. Come dice bene Andrea, capo macchinista al Teatro La Fenice, si parte sempre dal nulla.

Andrea Muzzati, macchinista alla Fenice: “Si parte dal nulla e si monta la scena che deve essere messa in palco.” In grande velocità si montano e si smontano opere di tutti i tipi. Opere di repertorio e di nuovi allestimenti, scene tradizionali e invenzioni azzardate. In oltre 40 anni alla Fenice, Andrea Muzzati ha visto succedere molte cose e il suo lavoro è notevolmente cambiato, da chiodi e martello alle nuove tecnologie.

“E’ cambiato perchè il palco è proprio cambiato quasi al 100%. Prima si usavano corde, contrappesi e braccia diciamo. Tutto un lavoro fatto con le braccia. Dopo sono arrivati diversi fili elettrici e diversi argani che vengono comandati tramite una console con le misure precise. Il lavoro è cambiato tanto in questo senso.”

L’acqua alta nel teatro La Fenice

Quel 29 gennaio del 1996, quando il teatro fu distrutto da un incendio, Andrea era in turnèe a Varsavia. Ma c’era invece la notte dell’acqua granda, quel 12 novembre del 2019 quando l’alta marea stava per inghiottire strumenti e spartiti.

Spiega Andrea Muzzati. ‘Mi ricordo che l’acqua stava venendo su. Non doveva venire così alta. Abbiamo provato a uscire era impossibile. Siamo rientrati all’interno della Fenice però l’acqua ormai era entrata e non si riuscivano ad aprire le porte metalliche, al buio, perché non c’era la luce. la prima cosa abbiamo messo in salvo strumenti che erano giù che potevano essere rovinati dall’acqua. poi abbiamo aspettato che andasse giù, pero è stata una serata difficile. Le cose sono un po diverse perché l’incendio proprio ha proprio buttato via la vecchia fenice pero anche l’acqua che ha invaso l’interno della fenice, non è stata una cosa da niente. vedevamo anche i video fuori di cosa stava succedendo, faceva veramente paura’.

‘Un’opera che mi è restata particolarmente impressa proprio come scenografia è stata Thaos, con il nostro regista Pizzi.’ Conclude Andrea Muzzati.

Il sogno di Andrea Muzzati

Abituato a vedere gli spettacoli da dietro le quinte, Andrea sogna di sedersi in platea e godersi la sua opera preferita ‘La Thais di Massenet’ nel raffinato allestimento di Pier Luigi Pizzi e forse, quella potente macchina del tempo che è il teatro, prima o poi lo accontenterà.

Un Commento

  1. Caro Andrea…che piacere risentirti dopo tanto. Oggi è una ricorrenza non facile x noi tutti, che abbiamo ricordi sereni e non…ma sempre con quell’attaccamento al Teatro che ci rendeva gioiosi pur nelle varie difficoltà. Ciao, ti ho rivisto con piacere..un varo saluto. Gilberto (ex impiegato-portiere)

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