La Voce della Città Metropolitana

Reddito di cittadinanza si concentra nel Sud Italia

I commercianti e gli artigiani contano la liquidità disponibile nelle famiglie in vista del natale. Secondo le previsioni della Cgia nel Comune di Venezia verranno spesi 28 milioni di euro per gli acquisti di natale. Si conta pure sui redditi di cittadinanza che saranno elargiti in anticipo ossia il 15 dicembre. A questo proposito il nostro ospite di oggi è Domenico Zampelli avvocato e giornalista del mattino di Napoli con il quale confronteremo i dati del Veneto e del Sud

Siamo in collegamento con un avvocato, giornalista di Napoli. Scrive per il mattino di Napoli, e perché siamo in collegamento con lui? Perché lui ha dei dati molto interessanti sul reddito di cittadinanza che al sud, proprio a Napoli e a Caserta, e proprio in Campania ha una maggiore diffusione. Quindi ci incuriosiva molto capire e fare un focus su questo mondo. Confrontarlo anche con il nostro Nord che ha dei dati completamente diversi. Si ha parlato a proposito e a sproposito del reddito di cittadinanza. Basta diffondere una notizia riguardante alcuni imbroglioni per distruggere completamente l’istituto del reddito di cittadinanza.

Beh, insomma non è proprio così e ce lo facciamo raccontare da Domenico Zameplli, che insomma ne sa abbastanza su quello che sta accadendo a Napoli. Grazie per questo collegamento.

“Grazie a te Maria Stella per l’occasione che mi fornisci. Ho pensato che sia il caso di ragionare, di scambiarci delle opinioni sui numeri che stanno venendo fuori dagli ultimi report dell’INPS relativi appunto al reddito e pensione di cittadinanza. Alla luce anche del dibattito che sta animando il mondo politico ed il mondo sociale in questo momento storico. Allora, il dato che risalta di più e che io ho sottolineato nei giorni scorsi è la percentuale di presenza di questo beneficio nel nostro territorio. Il territorio della Campania.

Immaginate che in Italia, dove ci sono 59 milioni, 1 su 19 percepisce il reddito di cittadinanza. O meglio, fa parte di un nucleo familiare beneficiario del reddito di cittadinanza. Questa soglia nel nostro territorio, territorio della Campania, con particolare riferimento alle province di Caserta e Napoli, scende fino a 7 persone. Significa che 1 persona ogni 7 vive in un contesto familiare in cui c’è un percettore del reddito di cittadinanza”.

Ecco, facciamo un confronto allora con il dato di Bolzano. 1 su 7 a Caserta, a Bolzano invece abbiamo 1 su oltre 500. Perché altrimenti l’Italia che già è indebitata fino al collo, se fosse questa la percentuale di tutto il paese, non avrebbe scampo.

“Certo, se infatti si arriva a una percentuale di 1 su 19 in tutto il paese è perché da una parte c’è la Campania con 1 su 7, dall’altra parte c’è Bolzano dove sono addirittura 1 su 583. Ovvero, 1 persona su 583 vive in un nucleo familiare dove c’è un percettore reddito di cittadinanza. Nel Veneto invece siamo a 1 su 74. È una soglia molto più alta rispetto alla media nazionale. Però purtroppo, c’è questa situazione del migliore, in generale, e la Campania che schiaccia i numeri verso il basso”.

Però non è solo Napoli e Caserta, la Campania già ha una media un po’ più altina, diciamo che è proprio Napoli e Caserta il nucleo più concentrato di redditi.

“Si però guardiamo a livello regionale, per intenderci. Nel Veneto a percepire il reddito di cittadinanza ci sono 65 mila persone e in Veneto ci sono circa 4,8 milioni di persone. In Campania, dove siamo 5,6 milioni di persone, a vivere in un contesto familiare in cui c’è un percettore reddito familiare sono 342 mila persone. La differenza è decuplicata nel confronto tra le due regioni. Chiaramente sono numeri che incidono. Anche nella classifica della qualità della vita, noi siamo agli ultimi posti. C’è anche una ragione”.

Va anche detto però che questi percettori del reddito, prendono in media 600 euro. Non vivono proprio nel lusso.

“No assolutamente. Questa è una misura che serve non a vivere ma a sopravvivere. La misura di dignità sociale  è stata immaginata come un supporto, una misura ponte, per condurre comunque verso il mondo del lavoro. La nostra costituzione repubblicana è fondata sul lavoro. Il nostro sistema socio economico dovrebbe essere fondato sul lavoro”.

Si, ne abbiamo parlato spesso che in questo reddito di cittadinanza sono stati inseriti i portatori di disabilità, i pensionati, una serie di persone che non dovevano assolutamente essere inserite in questo reddito.

“Certo. Ciò non inficia naturalmente la bontà della misura. Naturalmente è lo stesso discorso dei falsi invalidi. Il fatto che esistano i falsi invalidi non vuol dire che dobbiamo abolire le pensioni di invalidità. Dobbiamo fare tutte le verifiche affinché la misura possa andare a beneficio di chi ne ha realmente bisogno”.

Il sospetto è che sia stato fatto un gran calderone per questioni elettorali. Prima del reddito di cittadinanza il sud come viveva? Tutto il welfare non era appoggiato, non era affidato ai comuni.

“Certo, c’erano comunque strumenti di sostegno al reddito. Affidati però ai comuni. Quindi dalla singola amministrazione comunale che andava ad individuare tramite i servizi sociali il beneficiario sul territorio. Così come adesso capita per altre misure come il bonus libri o l’emergenza che c’è stata adesso per quanto riguarda il Covid.

Adesso con questa misura si pensava di istituzionalizzare, di spalmarla su tutto il territorio nazionale.  Quindi togliere ai comuni anche questa funzione di faro, osservanza sul territorio. Probabilmente poteva servire a scongiurare qualche utilizzo indebito della misura. Questa era la buona intensione”.

Ma si sa che la strada delle buone intenzioni è lastricata di inciampi. Per cui è accaduto che invece, al contrario, i funzionari dell’INPS, addirittura ho letto, sono stati minacciati da alcuni che han telefonato dicendo: ‘Voi non sapete chi siamo noi’. In molti hanno ceduto e hanno dato questo reddito non conoscendo nessuno. Quindi c’è veramente il risvolto della medaglia. L’altra cosa che mi interessa capire è, ma tutti questi che vivono con questi 600 euro e mantengono la famiglia, vivono effettivamente con questi 600 euro o in qualche modo come si sospetta, arrotondano?

“Certo, sicuramente c’è un incidenza del lavoro nero che ha sempre accompagnato la nostra dimensione esistenziale. Una dimensione che magari è più accentuata qui che in altre zone d’Italia. Da tener presente, esistono anche sotterfugi che sono stati perseguiti. Non solo qui, ma a livello nazionale. Ad esempio, separazioni fittizie nell’ambito di un nucleo familiare.

C’è una famiglia e marito e moglie si separano, ognuno diventa titolare di una posizione economica autonoma. Magari si scende al di sotto della soglia dei fatidici 9.000 euro circa che consentono di percepire il reddito di cittadinanza. Ci sono tante misure insomma, tante occasioni, per arrivare laddove normalmente non ci si potrebbe arrivare”.

Certo, stratagemmi che anche qui al Nord sono stati scoperti e utilizzati. Però molto meno. I dati dell’INPS mi dicono che su 4 milioni, in media 3,85 che prendono il reddito, 2 milioni sono al Sud e nelle isole. Quasi tutti gli altri, 313 mila sono stranieri, 118 mila sono europei, 2,57 milioni sono italiani, 583 al Nord, 424 al centro. Insomma l’idea è questa: i 2 milioni sono al sud. Sono concentrati li, quindi vuol dire che la povertà li c’è o sono tutti più bravi, abili, nell’ottenere questo reddito?

“Che ci sia un sistema economico più in difficoltà rispetto al Nord mi sembra evidente. Ci sono anche altri indicatori che lo dimostrano. Se andiamo a prendere le dichiarazioni dei redditi IRPEF o altri rilevatori ci accorgiamo che effettivamente c’è una situazione di difficoltà. La cosa che incide in questo è che non c’è neanche un gestione politica del fenomeno. Dovuto forse alla difficoltà delle stesse amministrazioni locali. Prima parlavamo dei comuni per la gestione dell’assistenza localistica. Ecco, la Campania è la regione con il più alto numero di amministrazioni comunali che vedono una fine pre-termine.

Non riescono a portare a termine il mandato. Questo incide anche nella programmazione di qualsiasi forma di sviluppo sul territorio. Non si riesce a imprimere continuità ed efficacia all’azione politico-amministrativa. Guardando i dati negli ultimi 13 anni, sono stati ben 414 enti locali sciolti in Campania a fronte dei 120 del Veneto. Allora, se le proporzioni sono queste, le difficoltà sono queste. Le difficoltà possono spalmarsi anche in altri settori su tutto il territorio.

Non si riesce a creare meccanismi generatrici di nuovo lavoro. Il reddito di cittadinanza era nato per assicurare anche un ponte verso il lavoro. Questo ponte al momento non si è venuto a creare. Ne si immagina che so, se non per sporadici casi, esperienze, progetti, che riguardano i lavori socialmente utili, riguardano funzioni a progetto, La stessa manutenzione del verde pubblico, potrebbe servire a riconnettere il beneficio del reddito di cittadinanza con il sistema del lavoro che è fondante. La gente deve capire che nessun beneficio può arrivare se non ci si mette a lavorare”.

Però allora è una questione anche culturale che dici, insomma c’è anche al Nord. Abbiamo anche noi dei problemi anche qui nel Veneto.

“C’è un approccio al lavoro molto difficile in Campania. Ci sono percentuali di persone che rasentano la soglia di povertà, pur lavorando, molto maggiore degli altri contesti. Magari sono costretti ad accettare un part-time, forme di lavoro più snelle ma anche meno remunerative. Vengono schiacciati verso il basso da una contingenza socio economica che invece vede anche l’inflazione che sale, quindi un aumento dei prezzi. Basta vedere ora con la benzina”.

Un opinione proprio trasparente, candida e chiara sulle donne. Perché al sud, in tutta italia abbiamo dei dati terribili delle donne che lavorano pochissimo rispetto al resto d’Europa? Il Sud in particolare. C’è pregiudizio nei confronti delle donne?

“No pregiudizio no. Tieni presente, c’è anche un dato che incide ed è forte, legato alla demografia. La campania è la regione più giovane d’italia, ci sono comunità, come Orta di Atella, che hanno registrato un vero e proprio baby-boom. È evidente che se una madre decide di dedicarsi alla famiglia in maniera prevalente magari va meno a lavorare. C’è questa tendenza. Purtroppo è difficile per tutti lavorare, i giovani, gli anziani, quindi è abbastanza spalmata questa difficoltà.

Piuttosto vorrei sottolineare questo aspetto che mi capita di notare, quando vado nelle scuole. C’è una disattenzione nei giovani, sono poco appassionati al territorio, poco appassionati all’impegno sociale, poco appassionati al lavoro. Questo è un fenomeno che dovremmo correggere per assicurare un futuro ai nostri territori”.

Questo è un fenomeno nazionale devo dire. Anche se quelli che hanno voglia di lavorare magari scelgono di andare all’estero. Infatti le Università stanno facendo delle operazioni per attirare studenti stranieri naturalmente acculturati per sostituire i ragazzi che se ne vanno.

“Si, c’è l’Università del Sannio che è straordinaria da questo punto di vista. Sta attirando non solo studenti ma anche docenti, ricercatori, provenienti dall’estero. È una bella operazione culturale che si coniuga a quella che fa anche il conservatorio di Benevento dove molti studenti provengono dalla Cina. C’è una percentuale di studenti cinesi a Benevento che è una delle più alte a livello nazionale”.

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