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Stefano Paggiaro: testimonianza di un infermiere guarito dal Covid

Sono molti i positivi asintomatici al Covid, ma cosa accade quando dopo la febbre, aumenta la tosse, il respiro si accorcia e si viene ricoverato in ospedale. Ce lo siano fatto raccontare da un infermiere ricoverato a Dolo, ora guarito in grado anche di capire il tipo di cura a cui è stato sottoposto Stefano Paggiaro.

“Ho capito di essere positivo dopo qualche giorno di febbricola a 37 e 3, un po’ di freddo e di tosse ma non grossi disturbi; credevo fosse un’influenza stagionale, e uno spera che non sia quello.” racconta Stefano Paggiaro.

La testimonianza di Stefano Paggiaro

“Come da indicazioni mi sono rivolto al medico di base, oberato come tutti da chiamate in questo periodo e mi ha fatto fare un tampone estemporaneo a Noale, risultato positivo; poi ho fatto anche il molecolare e nell’attesa del risultato la mia tossa si è aggravata, sempre più secca e pesante; il giorno dopo ho chiamato il 118 per un attacco di tosse troppo forte” Dopo questo Paggiaro è stato spostato nel Covid Hotel di Dolo come da procedura.

“Quando arrivi là c’è una stanza, e sto elogiando badate, con altre persone e medici imbardati, ma almeno hai un letto che è vitale, quando sento lamentele mi chiedo di cosa finchè hai un letto”

“La cosa che è drammatica è che la situazione precipita all’improvviso, non ci si sente malissimo e poi all’improvviso dal giorno prima a dopo hai un attacco di tosse che sembra di soffocare”

Paggiaro è riuscito ad evitare la necessità della terapia intensiva, fortunatamente, ma ha comunque necessitato di un respiratore.

“L’ossigeno terapia è utilissima, dà fastidio ma ti apre davvero; flebo, puntura sulla pancia, il farmaco antivirale per l’Ebola, tutto aiuta, il virus è sconosciuto e ognuno fa ciò che può” commenta Paggiaro ricco della sua esperienza nel settore sanitario.

Sul personale sanitario

“La parola eroi è ormai abusata, ma dopo 24 anni come infermiere, vedere queste persone con solo gli occhi esposti, da sembrare Chernobyl, bardati per otto ore, te ne vai via che nemmeno sai chi sono, ti danno solo un nome, ma sono bravissimi” conclude l’ex paziente.

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