La Voce della Città Metropolitana

Stefano Ceolin: la protesta dei ristoratori

Intanto prende piede un altro fronte quello della povertà. L'Ultimo Dpcm non prevede i sostegni che si attendevano. Ne parliamo con un ristorate Stefano Ceolin, che nei giorni scorsi ha interrotto lo sciopero della fame.

Oggi incontriamo Stefano Ceolin, un ristoratore combattivo che sta soffrendo questa situazione emergenziale. Dopo l’ennesimo DPCM che ha bloccato le attività di ristorazione, ha iniziato uno sciopero della fame per protesta.

Gli effetti del DPCM

“Continuo a combattere per la sopravvivenza, non c’è altro modo per venirne a capo. Nel mio caso specifico, l’unico ristoro ottenuto è stato quello per il lockdown di marzo e aprile. In quel caso si è ricevuto il 20% della differenza di fatturato del mese di aprile dell’anno precedente. Nella ristorazione, il decreto sostegni gioca con i numeri. Non c’è stato alcun sostegno degno della batosta che abbiamo subito. Un ristorante medio tra il 60 e l’80% del fatturato dell’anno prima. Ogni ristoro ottenuto è irrisorio rispetto a ciò che ogni ristoratore ha perso a causa delle chiusure forzate.”

Le tasse fisse

“Tra bollette fisse, la Tari, l’IVA, le tasse assicurative, bancarie e l’affitto io come ristoratore sono costretto a versare molto denaro di tasse. Tasse che non hanno subito variazioni, che non hanno minimamente tenuto conto del fatto che il fatturato dell’anno è drasticamente calato. Ancora una volta i sostegni mandati dal governo sono minimi rispetto a quello che siamo costretti a pagare.” GUARDA ANCHE: CGIA: decreto ristori, nuovi sostegni ad aprile 2021

Bar vs ristoranti

“A inizio pandemia, c’era stato chiesto di prendere delle precauzioni per prevenire la diffusione del virus all’interno dei locali di ristorazione. A fronte degli strumenti di sicurezza acquistati, per mettere quindi a norma i locali, non ci sono arrivati rimborsi come era invece stato promesso. Le misure di sicurezza messe in pratica nei ristoranti non sono sicuramente state rispettate in altri locali come nei bar, dove è più facile creare assembramenti, o nei mezzi di trasporto pubblici. Trovo assurdo che non siano state fatte differenze per agevolare settori come il mio che avrebbero potuto continuare a lavorare” ha detto Stefano Ceolin

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