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Star: nello spazio si va a caccia di detriti

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La buona notizia di oggi riguarda “Star”, ovvero una sorta di mulinello piccolo e leggero, come quello delle canne da pesca, per riavvolgere fili nello spazio, andando a caccia di detriti o rifornendo sonde ormai a fine vita. Il nome, Star, è una sigla quanto mai adatta (significa “stella”) anche se, in questo caso, sta per Space Tether Automatic Retrieval cioè, alla lettera, “recupero automatico di fili spaziali”. Il dispositivo è stato premiato dall’Agenzia Spaziale Europea e gli ideatori sono cinque studenti dell’Università di Padova: i vicentini Gilberto Grassi e Alessia Gloder, il trevigiano Mattia Pezzato (studenti di Ingegneria Aerospaziale), il veneziano Alvise Rossi (Ingegneria dell’Automazione) e infine il padovano Leonardo Pellegrina (Ingegneria Informatica). Il gruppo, supervisionato dal professor Alessandro Francesconi, ha presentato il progetto al concorso “Drop your thesis”, aggiudicandosi il primo posto e quindi un finanziamento e la possibilità di testarlo nella torre di caduta di Brema che, essendo alta 146 metri, permette di raggiungere livelli di gravità simili a quelli corrispondenti alla Stazione Spaziale Internazionale per un tempo di circa 10 secondi.

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