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Siccità: servono le ex cave come invasi

La protezione civile del Veneto ha diramato l'allerta per raffiche di vento forti e localmente molto forti anche nelle zone non interessate dai temporali, fino all'intera giornata di domani, eppure le piogge di questi giorni non attenuano l'emergenza idrica. Il Veneto attende il commissario e per il futuro sta pensando di usare le ex cave come invasi per l'acqua piovana.

Sono tutti in rosso scuro gli indicatori sulla presenza dell’acqua nella regione Veneto. Portata dei fiumi, siccità sui campi, piovosità e, cosa che preoccupa per il futuro, falde e nevi. Piogge e temporali di questi giorni hanno rinfrescato l’aria, ma lasciato sul campo i problemi che da alcune settimane sono diventati un’emergenza.

Non piove: è emergenza siccità

E’ questo lo scenario in cui si è tenuto il congresso nazionale dei Consorzi di Bonifica a Roma in questi giorni. Un appuntamento annuale in cui però la siccità ha dettato l’agenda. Tutti d’accordo i relatori, ministri compresi. Non si può più attendere: si devono costruire invasi per raccogliere le acque piovane. Ormai, dato il cambiamento del clima cadono, si nella stessa quantità, ma concentrate in un periodo più breve.

Giorgio Piazza, Presidente Consorzio Bonifica Veneto Orientale

“In un periodo in cui ci sono in ballo parecchie risorse, non siamo più giustificati a non assumere decisioni importanti e strategiche. Per creare quelle condizioni attraverso le quali anche gli agricoltori possono avere la possibilità di gestire la propria azienda in sicurezza. Anche dal punto di vista dell’approvvigionamento dell’acqua irrigua. Un passaggio fondamentale è che la burocrazia non dia più questi percorsi virtuosi. Non dobbiamo assolutamente perdere questa occasione”.

Solo il 5% dell’acqua piovana è trattenuta nel territorio: il resto è disperso a mare. Nella Pianura Padana, non piovendo da sei mesi, le portate dei fiumi sono dimezzate in alcuni casi, come per i fiumi Adige e Brenta e ridotto di due terzi per il Bacchiglione e il Po.

Un progetto per combattere la siccità

C’è molto Veneto in questa assemblea nazionale, con la presenza compatta di tutti gli undici consorzi di bonifica. Hanno condiviso con gli altri e con la Coldiretti la presentazione del “Piano Laghetti”. Si tratta, idealmente di 10 mila laghetti. 223 invasi hanno progetti esecutivi già pronti e sono in attesa di finanziamenti.

Teresa Bellanova, Viceministro delle Infrastrutture

“E’ un progetto strategico importante che dà risposte al fabbisogno che abbiamo di recuperare acqua e acqua piovana da mettere a disposizione del nostro Paese. Ma anche di concorrere a produrre quell’energia alternativa di cui tutti avvertiamo il bisogno e che oggi ci mette nella condizione di poter dire che anche attraverso questo piano noi possiamo renderci meno dipendenti dalla Russia. Sia per quanto riguarda l’agroalimentare, sia per l’energia”.

Il progetto è a basso impatto ambientale: intende sfruttare ex cave e crateriche se non utilizzate finiscono per rimanere ferite del territorio.

Andrea Crestani, Direttore Ass. Naz. bonifiche irrigazione Veneto

“E’ inevitabile che, per quanto riguarda il Veneto, le situazioni più importanti su cui stiamo lavorando sono: l’utilizzo delle cave dismesse, grandi invasi, territori già compromessi che possono contenere milioni di metri cubi. Per essere al servizio dell’alta pianura. Questo soprattutto nelle aree dove abbiamo gli impianti strutturati. Scendendo verso valle, abbiamo la necessità di progettare invasi di media pianura e poi, verso il mare, di poter utilizzare tutti i corsi d’acqua vaccinizzandoli. Per poter aumentare le nostre capacità di invaso e metterla a disposizione, per alcuni periodi, dell’irrigazione”.

Le aree dove ricavare gli invasi vanno scelte in loco e potrebbero incontrare ostacoli nel territorio, ma da qualcosa si deve pur partire.

Francesco Cazzaro, Pres. Ass. naz. Bonifiche Irrigazione Veneto

“ANBI ha fatto un lavoro immenso, attraverso la collaborazione con tutti i consorzi nazionali e ha predisposto un progetto. Poi dovrà essere calato singolarmente in ogni territorio in base alla prospettiva e alla possibilità di poter eseguire interventi di questo tipo. Certo però che da qualcosa dobbiamo partire”.

Sperando che, nel frattempo, vengano stanziati i fondi dato che finora ci sono soltanto risorse per l’emergenza.

Continua Andrea Crestani: “Purtroppo le risorse non collimano con quelle che sono le esigenze, rispetto al futuro. Però in questa prima fase il governo si è impegnato a rifondere i primi danni e le prime situazioni di emergenza”.

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