La Voce della Città Metropolitana

Salvatore Scoppetta: lavoratori veneziani in ginocchio

La situazione è disperata. Ce la siamo fatta raccontare dal presidente dal movimento partite iva di Venezia che ha un negozio che gestisce con la moglie e non guadagna da mesi.

In quest’intervista a Salvatore Scoppetta, Presidente partite Iva Venezia, si affronta il tema dei lavoratori Veneziani che vivono di turismo e che oggi sono in ginocchio.

Problema coprifuoco a Venezia

“La situazione è decisamente drammatica perché non si vede nessun spiraglio di luce. C’è bisogno di turisti perché la città è occupata da attività legate principalmente al turismo. Fino a quando non avremo i turisti europei o extraeuropei ci sarà la fame.

Il coprifuoco è un problema. Se dovessi mettermi nei panni di un turista che alle 22 è costretto a chiudersi in camera personalmente preferirei stare a casa”.

Ci son state manifestazioni?

“Noi come associazione abbiamo scritto due lettere aperte una al governatore Zaia e una al sindaco di Venezia Brugnaro dove chiedevamo di poter subentrare in alcune proposte che potessero aiutare in questo periodo e cercar di salvare l’estate a livello turistico.

Abbiamo capito che la vaccinazione potrebbe salvare il rientro turistico dei turisti. Avevamo chiesto di accelerare sulle città isolari e far in modo di far diventare Venezia una zona covid free per far sentire i turisti più liberi. Ad oggi non abbiamo avuto alcuna risposta ne da Brugnaro ne da Zaia. L’unico approccio l’abbiamo avuto con l’assessore Costalonga che ha lanciato questa proposta ma poi non c’è stato pervenuto alcuna risposta”.

Alcuni hanno chiuso?

“Molti hanno già chiuso le saracinesche. Moltissimi sono in causa con i proprietari. Al posti di queste attività locali sono già subentrate attività estere che son locali e vendono tutt’altro che prodotti tipici locali. Sono negozi Cinesi e negozi di souvenir dove lavorano signori Bangladesh”.

Usurai a Venezia

“E’ già successo e sta succedendo. Io ho un negozio in piazza San Marco e come me molti altri negozianti hanno messo delle scontistiche per andare avanti. A me capita un giorno si e 3 no che mi arrivino offerte da Cinesi e Bangladesh che mi chiedono se vado via perché mi vogliono rimpiazzare.

Io sono stato fortunato perché ho trovato un accordo con il mio proprietario e riesco a rimanere aperto ed andare avanti. Molti miei colleghi non hanno avuto questa fortuna e si trovano in situazione disumane. Io ho un bambino di 3 anni io e mia moglie siamo anche artigiani. Fino a 2 anni fa eravamo produttori di bigiotteria e rivenditori nei negozi a Venezia, Murano e anche all’estero e oltre ad essersi fermato il commercio dell’attività al dettaglio si è fermata anche all’ingrosso”, ha detto Salvatore Scoppetta.

Siamo i più esposti e i meno aiutati

“Non rientravamo nel codice Ateco. In generale con gli aiuti dello stato siamo riusciti a malapena a pagare l’affitto e i debiti arretrati. Non siamo riusciti a prendere gli aiuti della provincia perché siamo considerati artigiani e non commercianti. Siamo i meno aiutati perché siamo legati al turismo e siamo considerati attività legate al commercio. Non avevamo vincoli di chiusura ma non avevamo neanche clienti poiché i nostri clienti sono quasi esclusivamente turisti”.

Venezia zona rossa ma non zona rossa

“Venezia si sta spopolando. Non ci son più residenti. Si voleva far leva su questo punto debole della città e usarlo come punto di lancio per quanto riguarda l’idea Venezia covid free. Essendo in pochi e veloci da vaccinare si fa in modo che i turisti possano arrivare tranquilli. Ad oggi però non abbiamo ricevuto alcuna risposta”.

Il piano B

“Personalmente è da 1 anno che cerchiamo di portare curriculum ovunque ma il problema più grosso è il fatto che nessuno assume e non si trova lavoro da nessuna parte. Siamo bastonati da entrambe le parte perché non possiamo neanche mollare tutto e lavorare come dipendenti. Il piano B sarebbe andar via da Venezia”, ha concluso Salvatore Scoppetta.

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