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Renato Zero: il secondo capitolo di Zerosettanta

Renato Zero ha pubblicato il secondo dei tre album del grandioso progetto “Zerosettanta”, con cui celebra e festeggia il suo 70/mo compleanno.

A distanza di un mese dal primo disco di “Zerosettanta”, l’opera monumentale in tre parti voluta per celebrare i suoi primi 70 anni, Renato Zero pubblica il secondo capitolo del suo grandioso progetto. «Tre album che mi rappresentano, ci sono le ballad, una strizzata d’occhio al rock e la voglia di rispolverare la canzone di protesta perché noi artisti abbiamo il dovere di esprimerci ed esporci anche per il pubblico che magari non ha l’opportunità di mostrare le proprie ragioni. Un impegno che ho assunto da quel lontano 1973 quando iniziai il mio presidio nella musica», ha spiegato il cantante romano alla presentazione del disco (QUI potete leggere la tracklist).

Renato Zero d’accordo con le aperture del Papa ai gay

L’idolo dei sorcini non si tira indietro davanti a un mondo che cambia: «Non si può non essere d’accordo con l’apertura del Papa alle unioni delle coppie gay. Non voglio che accada più per nessuno, come è successo a me, che ti vengano fatte le risonanze magnetiche per capire cosa hai nelle mutande. C’è bisogno di rispetto verso queste persone e noi stessi. Dobbiamo essere in grado di comprendere che il mondo si modifica continuamente e le esigenze dell’umanità si differenziano. Non possiamo dare per scontato nulla e dobbiamo essere comprensivi e tolleranti con tutti».

Autotassarsi per aiutare i lavoratori dello spettacolo

Renato ha parlato anche dei lavoratori dello spettacolo, duramente colpiti dalla crisi legata alla pandemia: proponendo ai colleghi di autotassarsi, elargendo una percentuale sugli incassi a copertura di certe sofferenze, da parte sua destinerà al proprio staff una parte dei ricavi delle vendite dell’album. La politica, invece: «dovrebbe avere la capacità di calarsi nella vita degli italiani. E’ scandaloso che il governo non sia stato in grado di prepararsi con efficacia verso i lavoratori, alcuni dei quali aspettano da mesi la cassa integrazione: è grave e offensivo».

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