Oscar Miotti, Vice Presidente dell’Ordine dei Psicologi Veneto, affronta i mali che affliggono la nostra società, temi soprattutto che riguardano gli adolescenti. Ragazzi che ultimamente sono al centro dell’attenzione mediatica a causa delle sempre più numerose e violente baby gang.

Le baby gang, un problema sociale

Miotti pone il luce come il fenomeno delle baby gang non sia recente ma che rappresenta una parte della società, rappresentano una realtà difficile e problematica della comunità. Queste gang sono per lo più composte da adolescenti che sfidano le regole, imposte dalla società, in un atto di ribellione, una caratteristica consueta nell’adolescenza.
Il psicologo sottolinea come però il comportamento dei baby bulli vada però al di là di questo, non si tratta più solo di sfidare le regole, ma di superare il limite.

E’ opportuno considerare che molto spesso questi ragazzi sono vittime loro stessi: famiglie poco attente, che hanno dato ai ragazzi pochi stimoli. L’aspirazione al delinquere quindi porta ai giovani un obbiettivo, un ruolo, uno status. La mancanza di rapporti con i genitori, e di affetti, l’assenza del saper modulare i propri sentimenti e le emozioni porta ad un’assenza di empatia verso gli altri.

I social come amplificatori

La realtà dei social media in questi casi funge da amplificatore, uno strumento tramite cui poter dimostrare la propria ribellione, un modo anche per avere notorietà.
I social inoltre disumanizzano, il cyber bullismo manca della materialità e della realtà. Pertanto è asettico, privo delle relazioni umane, il bullo non ha il senso di colpa immediato, non ha la reazione immediata alle proprie azioni.

Il ruolo dei genitori

Nelle famiglie ci sono atteggiamenti diversi, alcuni genitori denunciano mentre altri ostentano a difendere i propri figli. Secondo il psicologo Miotti, nel primo caso si è di fronte a genitori che hanno la consapevolezza che i servizi sociali che possano impartire un’educazione e regole ai propri figli, che loro non riescono a dare. Nel secondo caso, i genitori che difendono sono sintomo di una società fragile, che non ha un senso di consapevolezza per le proprie mancanze, e la colpa del figlio. La vergogna porta alla negazione, tanto da non riconoscere la realtà.

Le violenze sessuali

Sono simbolo di come la cultura iper-sessualizzata, soprattutto verso le donne, rende i giovani incapaci di capire che l’altra persona non è un oggetto e non va trattato come tale. Anche qui la mancanza di empatia porta a non capire l’importanza della consensualità.

Secondo Miotti come società dovremmo imparare a ridare ai giovani l’empatia, portare grazie alle comunità di recupero una rieducazione affettiva ed emozionale.

1 COMMENTO

  1. Scusatemi se sono un pò realista ma…per stare in giro a fare il buletto ci vuole un budget iniziale e il tempo a disposizione….magari poi,con lo spaccio fra amici i soldi escono ma i primi che ti aiutano a fare questa scelta deviante sono proprio i soldi dei genitori e la libertà che ti lasciano.
    (naturlamente se i ragazzi hanno queste tendenze socialmente devianti).

    Vale sempre la vecchia regola che,se il “minore” ha troppi soldi che NON si è guadagnato,il problema c’è ed è anche “grosso”.

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