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Porto di Venezia: l’ombra del commissariamento

Si allunga l'ombra del commissariamento sull'autorità portuale di Venezia. C'è una frattura nel consiglio di amministrazione sul bilancio ed è saltata anche la terza seduta convocata per la sua approvazione. La questione è arrivata a Roma e sono in ballo 22 mila posti di lavoro

Venezia Port Community, che raggruppa i principali operatori dello scalo marittimo e anche numerose associazioni imprenditoriali è pronta ad azioni di tutela contro chi è responsabile del degrado del porto di Venezia. L’ultima goccia che ha fatto traboccare il vaso è la querelle sul bilancio che non è stato ancora approvato. La Terza seduta del comitato di gestione del porto, di ieri 30 giugno è saltata, perchè non era valida data l’assenza del numero legale.

Porto di Venezia

Assenti, ancora una volta, il componente rappresentante la Città Metropolitana di Venezia Fabrizio Giri e la componente della Regione del Veneto Maria Rosaria Campitelli che si rifiutano di dire sì al documento. Tutto il mondo imprenditoriale ha gli occhi puntanti sua quella che è la spina dorsale economica e logistica di Venezia e del Veneto. Il centro sinistra accusa Zaia e Brugnaro di voler controllare la struttura. Il primo cittadino veneziano ha sentito al telefono i ministri delle Infrastrutture e Trasporti Paola De Micheli e dell’Interno, Luciana Lamorgese: «Ho spiegato che non c’è alcun disegno politico. I due consiglieri da due anni chiedono spiegazioni su un’azione firmata senza sentire il consiglio di amministrazione (da parte del presidente Musolino) – continua Brugnaro – Ricordo che un consigliere di amministrazione risponde in prima persona, con il proprio patrimonio per errori erariali.

Ora Venezia Porto Community teme per i 6 miliardi e seicento milioni di fatturato del porto e i 22 mila lavoratori. E’ la base strategica per l’import e per l’export di uno dei più importanti poli industriali del Paese, ha dichiarato l’associazione che teme il commissariamento.

Bocciatura del bilancio

Alla bocciatura del bilancio si aggiungono, ha dichiarato l’associazione, otto anni di scontri e dibattiti sterili sulle grandi navi passeggeri, anni di ritardo nella manutenzione regolare dei canali, uno stallo sul fronte delle concessioni portuali che ha generato e genera incertezza e problemi per le imprese terminalistiche. E’ poi mancato un piano morfologico della laguna sempre in lista di attesa e non è possibile prevedere i siti dove scaricare i fanghi dei fondali.

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