Allarme nel Veneto. La plastic tax mette a rischio 30 mila posti di lavoro. C’è la speranza che il provvedimento venga stralciato dalla legge di bilancio. Per questo la lega ha fatto propria la battaglia che vede la regione seconda in Italia con 1300 imprese sul fronte della lavorazione della plastica.

La plastic tax

Trema anche l’industria di acque minerali “San benedetto”. Oggi il gruppo della famiglia Zoppas con il quartier generale a Scorzè ha riunito i 1288 dipendenti in assemblea e gli altri 400 in videoconferenza dislocati in cinque stabilimenti in tutta Italia. Secondo indiscrezioni la nuova tassa di 50 centesimi al chilo potrebbe tradursi per il gruppo in una mazzata da 140 milioni di euro. Un quarto del fatturato del gruppo. La tassa, così come è prevista oggi nella bozza di bilancio, si accanisce inspiegabilmente anche sulla plastica riciclabile.

In questo momento le bottiglie di acqua minerale “San Benedetto” si riciclano in Italia del 50%. Da tempo il gruppo chiede che si possa alzare la soglia di riutilizzo al 100% come avviene in altri paesi europei perché le tecnologie attuali lo permettono. Secondo le ultime indiscrizioni sarebbero escluse dalla stangata solo la plastica biodegradabile, riciclata e farmaceutica, una regalo all’Emilia Romagna in piena campagna elettorale.

La tassa secondo CGIL, CISL e UIL è sbagliata. Serve solo a fare cassa e non aiuta le aziende a riconvertire il settore verso produzioni riciclabili. Anzi, le fa rallentare o chiudere. Oggi per protesta si sono fermate per un ora le aziende di Unionplast a Schio, dove per protesta ha presenziato anche l’assessore regionale al lavoro Elena Donazzan.

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