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Piergiorgio Millich: 75° anniversario del giorno del ricordo

E' stato intervistato Piergiorgio Millich, zaratino, che ha raccontato del trattato di pace che ha sancito l'abbandono definitivo delle nostre terre all'attuale Croazia.

Saranno oltre trenta gli appuntamenti con cui il Comune di Venezia celebrerà il Girono del Ricordo che culminerà il 10 febbraio con la cerimonia a Marghera in piazzale delle Foibe. Noi ospitiamo questo contributo realizzato da Vittorio Baroni un’intervista messaggio a Piergiorgio Millich – Guardian Grande della Scuola Dalmata di Venezia.

Siamo alla  Scuola Dalmata di Venezia dei Santi Giorgio e Trifone con il Guardian Grande Piergiorgio Millich, tarantino doc, che messaggio dare alle nuove generazioni in questo periodo che è il giorno del ricordo agli inizi di febbraio.

“Siamo al 75°anniversario del Trattato di pace che ha sancito il definitivo abbandono delle nostre terre a favore della Jugoslavia prima e della Croazia adesso. Io sono alla scuola dalmata, istituzione molto più antica, risale al 1451 noi abbiamo secoli di storia alle spalle. Secoli di convivenza pacifica con le terre dell’altra parte di Adriatico. Questo scambio si è interrotto in maniera cruenta per motivi che non andiamo qui a valutare in occasione della Seconda Guerra Mondiale.

In qualche maniera va ricucito soprattutto se consideriamo l’importanza di essere europei, di chiamarci tali e di voler collaborare alla crescita generale delle nostre nazioni. Pur volendo mantenere intatto il ricordo delle tradizioni e della nostra storia. Bisogna prendere atto di ciò che è la storia, la storia ha dei corsi e dei ricorsi. Noi accettiamo questo passaggio e facciamo tesoro di quello che è stato. Lo magnifichiamo in questa scuola dato che sono 170 anni che manteniamo la nostra identità.”

Che invito faresti ai giovani alle nuove generazioni e alla scuola ad esempio.

“La cosa che i ha sempre avvilito nel corso della mia vita è l’ignoranza. Parlare di un argomento senza averne la conoscenza è triste e noi purtroppo nella vicenda soprattutto dell’esodo è una storia che  è stata poco manifestata, poco conosciuta. Purtroppo interessi politici hanno probabilmente tenuto a tacere lo stato delle cose. Ecco il mio appunto è facciamo la storia, senza obblighi di revanscismo ma come conoscenza per giustificare quello che siamo e l’orgoglio di chi siamo.”

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